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La strada del Pd? Ripartire subito dal vecchio passo del Cerreto

LUCA MAZZALI
La strada del Pd? Ripartire subito dal vecchio passo del Cerreto

Due ragazzi scrivono alla Gazzetta un’analisi postelettorale Trapela una nuova mappa geopolitica che è anche stradale

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LUCA MAZZALI

1. Nel corso della giornata di domenica 26 gennaio non poche persone, sia in città che in provincia, temevano che di lì a poche ore sarebbe avvenuto a livello regionale un capovolgimento politico di portata storica che avrebbe avuto pesanti conseguenze sul governo nazionale. Solo a notte inoltrata, quando era chiaro che la riconferma di Stefano Bonaccini alla guida della Regione era pressoché certa, quanti temevano il peggio hanno potuto tirare un sospiro di sollievo e andare a dormire decisamente galvanizzati.

Nei giorni immediatamente successivi su giornali e siti web, locali e no, si è assistito ad un’arborescenza di commenti a caldo, mappe del voto, celebrazioni di candidati/e outsider ed incalzanti resoconti della notte del voto raccontati dalle sedi dei vari comitati elettorali.

Ora che si sono spente le luci delle telecamere e che l’adrenalina è tornata a livelli normali, è possibile fare qualche riflessione a sangue freddo.

2. La mappa proposta in questa pagina riporta in forma numerica le percentuali, per singolo comune, della coalizione che lì è risultata maggioritaria e, tramite campiture in scala di blu e rosso, il gap di voti, sempre in punti percentuali, tra la coalizione prevalente e quella minoritaria. Ad una prima, rapida disamina della carta la situazione determinatasi col voto del 26 gennaio pare piuttosto chiara: la coalizione Bonaccini ha prevalso su quella di centro-destra nella fascia pedecollinare, lungo la Via Emilia e nella Bassa, eccezion fatta per Brescello, Boretto e Guastalla. In molti comuni lo scarto di voti tra la coalizione di centro-sinistra e quella targata Borgonzoni è stato decisamente significativo, in particolare nell’apparentemente incrollabile ridotto nordorientale di Correggio e Fabbrico.

Tuttavia, a sud della linea Luceria-La Bettola-Rondinara-Veggia, la situazione per il centro-sinistra reggiano è tutt’altro che rosea. Eccezion fatta per la fragile “testa di ponte” di Casina, dove Bonaccini ed alleati hanno prevalso per pochi punti percentuali, dato concretizzatosi in un vantaggio di poche decine di voti; risulta chiaro che la proposta del centro-sinistra non ha fatto particolarmente breccia nel cuore degli elettori della zona appenninica e che la certezza di un ritorno al Cerreto per Pd e soci è ancora lontana.

3. Fatte le dovute premesse, perché è quanto mai necessario per il Partito Democratico e il centro-sinistra reggiano risalire al più presto al Fatal Valico? Cosa fare al fine di non rovinare lungo il percorso?

Una risposta sempreverde all’ultimo quesito è quella di smettere di postulare quali siano le motivazioni hanno spinto gli elettori del centro-destra a compiere tale scelta, attività assai diffusa a sinistra da parecchi decenni.

Il Partito Democratico e alleati devono tornare nei luoghi di aggregazione, nelle piazze, nei bar dell’Appennino per riprendere a perpetrare la missione storica della sinistra: ascoltare tutti e parlare con tutti con umiltà, empatia, senza alcun tipo di pregiudizio e mettendo in conto di ricevere critiche aspre e anche degli insulti.

Questo è un compito necessario con uno scopo duplice: il primo, puramente tattico, è il ritorno ad un’egemonia politica del centro-sinistra in Appennino. Il secondo, più a lungo termine, è la ri-perpetuazione della propria strategia sull’intero territorio provinciale, di cui la zona montana è parte irrinunciabile, nonostante da alcuni venga percepita (a torto) come marginale, dal peso demografico esiguo e per corollario valevole di disattenzione politica.

Il centro-sinistra reggiano, di cui il Pd è partito trainante, non ha scelta: deve riscoprire il proprio obbligo assoluto, un obbligo che non s’ha da inventare in sede di congresso, ma che esiste di per sé perché si collega alle proprie esigenze strutturali ed in ultimo al perseguimento della propria sopravvivenza.

4. Il disimpegno politico dai territori che più hanno bisogno di (una buona) politica e di collaborazione tra livelli differenti di governance è un errore che ogni partito nel medio termine paga pesantemente: latitando politicamente si perde consenso, e questo nel giro di poco tempo si tramuta, nei territori abbandonati, in una serie di sconfitte elettorali. Conseguentemente vi è per tale partito l’impossibilità di disporre di una classe dirigente competente, con un buon bacino di voti e da candidare, eventualmente, all’Assemblea Regionale o addirittura al Parlamento. Tralasciando qualsiasi giudizio politico sulle figure che si stanno per citare, sembrano passati secoli quando la classe dirigente di sinistra della zona montana riusciva ad esprimere parlamentari quali Carri (Carpineti), Giovanelli (Castelnovo Monti) o consiglieri regionali come Yuri Torri (Casina, ma con origini succisine). Ragionando in quest’ottica risulta quasi incredibile pensare che l’ultimo inquilino di Palazzo Allende eletto a suffragio universale, Sonia Masini, è un’oriunda del Piovanino (!) già sindaco del fu comune di Ramiseto e vicepresidente di Provincia. E oggi? Ai lettori l’ardua sentenza.

5. Rassegnarsi ad un disimpegno politico dal Crinale, rinunciarvi per mancanza d’inerzia è un rischio che il centro-sinistra reggiano non può permettersi perché andrebbe a contro al sopracitato obbligo e in ultimo ne comprometterebbe la sopravvivenza a livello politico. Condannandosi a rimanere maggioritario esclusivamente in alcune municipalità urbane o periurbane e lasciando campo libero ad avversari politici desiderosi di conquistare le più ampie porzioni possibili di quelle che fino a pochi anni fa venivano considerate, sia a livello locale che nazionale, inespugnabili retrovie della sinistra italiana.

Tale scenario è inammissibile per la provincia di Reggio Emilia, heartland del Pd, territorio vetrina per antonomasia del centro-sinistra, laboratorio di sperimentazione di politiche e pratiche che si vogliono applicare, una volta conquistato lo scranno di Palazzo Chigi, a tutto il territorio nazionale.

6. Il tempo stringe, le risorse da investire sono decisamente esigue ma la vittoria di domenica 26 gennaio impone al centro-sinistra provinciale, ed anche regionale, di dirigere nuovamente lo sguardo verso il Crinale. Questa volta non per osservarlo da lontano con sufficienza, ma per ritornarvi fisicamente. Nelle piazze, nei bar. Per ascoltare, non per giudicare.

La percezione di essere rimasti inascoltati e di aver subito scelte top-down, da remoto e per di più ritenute mortificanti, ha generato, e non a torto, un rigetto verso Pd e alleati da parte di molte comunità della zona montana. Rigetto che il Partito Democratico rischia di pagare ancora per parecchio tempo qualora decidesse di rimanere inerte dinanzi a tali sollecitazioni.

Esso deve tornare a parlare in maniera chiara di proposte per il futuro con empatia e sensibilità verso dubbi e timori degli interlocutori. Lanciarsi periodicamente in digressioni su quanto l’Appennino Reggiano presenti caratteristiche socioeconomiche che lo rendono accostabile alla Rust Belt americana o alla Diagonale del Vuoto francese, postulati per altro fallaci ed implicitamente auto-assolutori, è un assist per le forze politiche d’opposizione che null’altro aspettano e in definitiva non un compito suo. Per quello esistono fior fiore di accademici e think tank con anni di ricerca sul campo alle spalle e indubbiamente più titolati ad esprimersi sulla materia.

I prossimi mesi saranno cruciali per capire quale direzione vorrà prendere il centro-sinistra, al netto delle dichiarazioni a caldo.

Lo sforzo richiesto è importante ma al contempo la posta in gioco è incredibilmente alta, per questo è necessario imboccare la strada verso la montagna, e al più presto. Per tornare prevalenti in maniera ubiquitaria, per perseguire la propria sopravvivenza politica. Il percorso sarà lungo e di non facile percorrenza ma solo quando, imboccata l’ultima curva, il Pd e tutto il centro-sinistra si ritroveranno dinanzi al Cerreto, solo a quel punto, a quell’altezza e con lo sguardo verso valle, riusciranno, forse, a scorgere la loro traiettoria. —

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