Volontari del Gaom a casa «Serve ancora tanto sostegno»
Marconi fa il punto delle opere realizzate in Etiopia grazie alla nostra montagna Presto l’ospedale di Gambo passerà al governo. «Tutto tornerà a questa gente»
Castelnovo Monti. Sono appena rientrati dall’Etiopia, una delle zone più povere del mondo e in un’annata segnata anche da un’invasione di locuste nel cono d’Africa che sta mettendo ulteriormente a rischio l’apporto alimentare, i volontari partiti dall’Appennino del Gruppo amici ospedali missionari (Gaom).
Guidati ancora una volta dal presidente onorario Riccardo Azzolini, presente in Africa a 93 anni, medici, infermieri e volontari dell’associazione – attiva da oltre 30 anni – si sono divisi il lavoro nelle diverse zone dove il Goam porta avanti i propri progetti.
LA TESTIMONIANZa
«Quest’anno in Etiopia – spiega il vicepresidente e medico, Gianluca Marconi, rientrato domenica – c’è una situazione politica in grande fermento, nel bene e nel male. Ad agosto ci saranno le elezioni politiche: il presidente Aby, premio Nobel per la pace, sta cercando di superare con grande fatica e rischio personale (ha subito già 3 attentati, ndr) il tribalismo, le divisioni, ma soprattutto la corruzione. Oggi Aby ha un grande credito e una grande stima internazionale, guida una coalizione di partiti intertribali, ma deve affrontare una povertà, una miseria umana culturale ed economica drammatiche».
Sulle condizioni in cui hanno operato i volontari, Marconi prosegue: «In Etiopia manca quasi sempre l’acqua, molto spesso la luce, l’igiene personale e alimentare nella stragrande maggioranza della popolazione è inesistente. Le condizioni socio sanitarie e di salute sono drammatiche. Noi abbiamo lavorato davvero tanto su diversi fronti. In particolare nella struttura Casa famiglia, che è il nostro fiore all’occhiello e il nostro giardino». «Ospita 50 ragazzi dai 5-6 ai 18 anni, strappati alla strada e allo sfruttamento, alla droga (qui è diffusa una sostanza chiamata khat, che si ricava da una pianta, ndr), alla violenza – va avanti – Stiamo costruendo la nuova recinzione di Casa famiglia, di 300 metri, indispensabile per la sicurezza dei ragazzi». «È stato fatto il muretto di base e sono state montate le paline di 2 metri. Stiamo montando rete e completa chiusura in lamiera. Abbiamo costruito il nuovo pollaio, i nuovi orti, rimbiancato tutte le strutture, sistemato il piccolo campo sportivo e tutta l’area. Qui lavorano tutti i nostri volontari, Alberto, Don Giovanni, Fabio, Simone, Lorenzo, Riccardo junior, Francesco, Marsilio, Andrea, gli stessi ragazzi di Casa Famiglia e un muratore professionista, Fikado, che dirige l’intervento alla recinzione. È meraviglioso il rapporto di amicizia e condivisione tra tutti noi e tra noi e i ragazzi» prosegue. Il dottor Gianluca Marconi spiega le azioni portate avanti alla clinica e i poliambulatori della missione.
I LAVORI
«Qui lavorano il presidente Riccardo, William, Fiorella e Lorena. Preziosissimo il loro lavoro: gli ambulatori odontoiatrico ed otorinolaringoiatrici sono sempre pieni in particolare quello del dentista (il presidente Riccardo Azzolini è dentista, ndr) che in Etiopia è un lusso per pochi. Abbiamo visitato, curato, dato tante medicine che avevamo portato. Io ho lavorato nell’ambulatorio pediatrico con Fiorella e Lorena che si alternavano con il servizio nella clinica per aiutare me e le suore del De Focault. Siamo stati davvero al lavoro tra gli ultimi e i più poveri, i più miserabili. Tutte le mattine arrivano dalle zone più degradate della città e dei suoi dintorni i più piccoli e loro mamme. Ogni mamma – va avanti – ha in media 6-7 figli con punte di 10-12 e una mortalità di 2 figli su 5. Questi bambini sono stati accolti, lavati, vestiti e soprattutto viene loro dato da mangiare, la cura più importante. I più gravi vengono visitati e curati nel nostro ambulatorio. Purtroppo sono molti i casi di grave denutrizione e malnutrizione. In situazioni troppo gravi sono stati inviati all’ospedale di Gambo a spese delle suore nel tentativo, a volte disperato, di sopravvivere».
«Qui quasi tutti i bambini, e ne arrivavano 70-80 ogni mattina – prosegue – hanno scabbia, vomito, diarrea e le medicine finiscono sempre. Quasi tutti sono anemici e il tanto ferro che avevo portato è finito rapidamente. La situazione invece dei nostri ragazzi di Casa famiglia, è davvero buona. A Gambo Artemio sta sistemando diversi impianti idraulici, elettrici e meccanici. A giugno la gestione e la proprietà dell’ospedale passeranno al governo etiope. L’ospedale era come al solito strapieno. In pediatria rispondevamo a una grave epidemia di morbillo: su 90 posti letto ci sono 125 bambini ricoverati anche sui materassi in corridoio. I lebbrosi e i loro famigliari a Gambo sono 380 e vivono con l’aiuto della missione. Attualmente nell'ospedale ci sono 6 medici etiopi fissi, più 4 ortopedici spagnoli e 2 chirurghi italiani di Ancona che si fermeranno un mese».
L’ospedale di Gambo presto passerà al governo, quindi ai cittadini per i quali i missionari della Consolata e tanti volontari, tra cui quelli del Gaom, hanno lavorato. «È questo un passaggio corretto e previsto – conclude Marconi – tutto ciò che è stato fatto per loro con le missioni e con il volontariato, sta tornando a loro. Ma abbiamo ancora bisogno di tanto sostegno per portare avanti un lavoro vitale per queste popolazioni». —
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