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Aemilia, la cosca torna alla sbarra dopo la stangata presa a Reggio

Aemilia, la cosca torna alla sbarra dopo la stangata presa a Reggio

Domani a Bologna iniziano le udienze del secondo grado nell’aula bunker nel carcere della Dozza

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REGGIO EMILIA. Sarà l’aula bunker del carcere della Dozza di Bologna a ospitare il secondo tempo di Aemilia, il più grande processo di mafia al Nord, il più grande processo della storia alla ’ndrangheta calabrese.

Per ora, alla luce dei numerosi procedimenti penali che Aemilia ha generato (l’ultimo riguarda una cinquantina di imputati in Veneto, dove riappaiono personaggi quali Michele Bolognino), senza contare le inchieste parallele che sulla stessa mafia e sulle sue infiltrazioni spaziano dal Piemonte alla Valle d’Aosta.

domani gli abbreviati

Il processo di appello di Aemilia avrà il suo prologo domani, 13 febbraio, quando davanti alla Corte compariranno gli imputati (24 persone accusate di associazione mafiosa, tutti condannati con pene comprese fra una forbice di 4 anni e 8 mesi sino a 17 anni e 4 mesi di reclusione) che avevano scelto il rito abbreviato, e che chiedono la riforma di sentenze di condanna pesantissime pronunciate dal Tribunale di Reggio.

Dal 19 l’appello... pieno

Alle 9.30 del 19 febbraio partirà invece l’appello ordinario. Ci sono udienze programmate fino a giugno. Anche qui con numeri impressionanti: centoventi i condannati che contestano la sentenza emessa a Reggio Emilia. Senza dimenticare che la stessa Direzione Distrettuale antimafia ha presentato appello contro assoluzioni nel merito o contestazioni ritenute prescritte in primo grado, così come hanno presentato appello come parti civili per risarcimenti-danni non riconosciuti.

L’AULA BUNKER

In arrivo, nel carcere bolognese rimesso a punto per l’occasione ci sono decine, centinaia di persone, fra magistrati, avvocati (difensori e di parte civile), imputati (detenuti o a piede libero), giornalisti, forze dell’ordine e polizia penitenziaria. Lo spazio blindato alla Dozza prevede fino a 120 posti a sedere per gli addetti ai lavori, mentre sono 50 quelli destinati al pubblico. Nei momenti topici non basteranno.

«I lavori nell’aula, completati in meno di un anno – ha dichiarato con il collega Caruso alla recente inaugurazione dell’aula bunker della Dozza, Giuseppe Colonna, ex presidente della Corte d’appello di Bologna – rappresentano un esempio di efficienza e di rapidità. C’è stata una grande efficienza, i contratti sono stati fatti in tempi record e i lavori conclusi in tempi che per un’amministrazione sono sicuramente da encomiare».

Come si ricorderà, si era a lungo discusso dove celebrare l’appello, se a Bologna, sede naturale per i procedimenti in Emilia, o a Reggio Emilia, dove si è celebrato il primo grado, in quanto si è ritenuto che la mafia cutrese che fa capo a Nicolino Grande Aracri ha pervaso il territorio da Modena fino a Piacenza avesse a Reggio le sue sedi operative e i suoi boss di riferimento. A Reggio infatti era stata allestita la maxi aula bunker che nel recinto del tribunale ha ospitato il primo grado.

I GIUDICI DELLA CORTE

Se in primo grado a presiedere la Corte era stato Francesco Maria Caruso, magistrato modenese, oggi presidente del tribunale di Bologna, in appello il collegio giudicante sarà presieduto da Alberto Pederiali. Pederiali a sua volta ha lavorato anni a Modena, mentre i colleghi a latere saranno Maurizio Passarini e Giuditta Silvestrini.

LA PUBBLICA AcCUSA

Tre i pubblici ministeri incaricati dalla Procura generale: Luciana Cicerchia (nota per il processo d’appello bis sull’omicidio di Meredith Kercher e per aver presieduto l’Assise che condannò la brigatista Lioce), Lucia Musti (ex procuratore capo di Modena, ha risolto il caso del rapimento del piccolo Tommy) e Valter Giovannini (si occupò della Uno bianca). Recentemente è stata aggregata anche la dottoressa Beatrice Ronchi, che ha seguito le indagini e tutto il primo grado di Aemilia e sta seguendo i procedimenti paralleli. Un contributo di conoscenze, il suo, ritenuto essenziale. —

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