«C’era il sospetto che fosse una bomba Non potevamo ignorare il pericolo»
Parla Lorenzo Schiatti, titolare con il cugino della concessionaria dove è stato rinvenuto l’oggetto nel cofano di un’auto
«Sapevo di sollevare un vespaio, ma non immaginavo di bloccare mezza città. Se avessero fatto un attentato ci sarebbe stato meno trambusto. Non mi sono preoccupato sul serio, ma nel dubbio che potesse trattarsi di una bomba artigianale, non avevamo altra scelta».
Così Lorenzo Schiatti, titolare (in società insieme al cugino) della concessionaria Schiatti Class Srl di via Cipriani, commenta l’accaduto, il giorno seguente, quando si sono chiariti i contorni dell’allarme bomba lanciato dalla concessionaria Jaguar e Range Rover.
La scoperta è stata fatta alle 18.30 di lunedì, quando una Range Rover di proprietà della compagnia di noleggio Hertz di Roma è stata scaricata davanti all’officina per la revisione. È prassi delle compagnie di noleggio, dopo un anno di utilizzo, inviare i veicoli alle concessionarie autorizzate per la revisione; una volta controllata la vettura, la concessionaria ha facoltà di decidere se tenere la macchina per venderla come usato oppure restituirla alla compagnia.
Lunedì pomeriggio però, quando l’addetto ha aperto il cofano, ha esclamato: «E questo cos’è?». Davanti ai suoi occhi c’era un cilindro attaccato con del nastro adesivo sopra il motore e collegato con alcuni fili a un telefonino, mentre ai lati era assicurato da viti per il legno.
La prima ipotesi dei meccanici perplessi è che potesse trattarsi di una bomba artigianale: è stato avvisato il responsabile e subito è scattato il protocollo di sicurezza, con la polizia di Stato che ha circoscritto l’area, chiuso quel tratto di tangenziale, evacuato alcuni residenti di via Platone e via Cipriani, finché la misteriosa scatola non è stata fatta brillare dagli artificieri, dopo le fotografie e i rilievi eseguiti dalla Scientifica.
In realtà è stato appurato che quel cilindro non avrebbe mai potuto scoppiare: era vuoto. Da parte sua Schiatti ci tiene a sottolineare che l’azienda è del tutto estranea all’accaduto. «Per noi era un’auto di passaggio, non nostra né di un nostro cliente, proveniente da un piazzale della logistica per un controllo di routine», ha dichiarato Lorenzo Schiatti. «Con il senno di poi si è trattato di uno scherzo di carnevale, una sciocchezza: meglio così, ma il sospetto c’era e non si poteva ignorarlo. Quando ho allertato la polizia sapevo di mettere in moto un determinato protocollo. Lunedì sera sono rimasto in questura fino alle 21».
Per il titolare si è trattato di una prima volta. «In 38 anni di lavoro non mi è mai capitata un’eventualità del genere, né ho mai sentito che sia accaduto in altre concessionarie reggiane». —
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