L’assessora Rabitti, la Bellezza e Alice che attraversa lo specchio
«Da lei una mappa concettuale reggianocentrica per la cultura Piedi in terra. Non confondiamo passioni con competenze...»
la lettera
giuseppe caliceti
Sabato scorso, al teatro Ariosto, il sindaco Luca Vecchi parlava dell’urgenza di una cultura da contrapporre alla cultura dell’odio. Pare impossibile, qui, perdere tale battaglia. Ma si può. Come? Anche continuando a usurare e svuotare di senso parole belle e importanti.
Come?
Con un loro uso reiterato, creando un fastidioso effetto demagogico, avvertito anche dal direttore della Gazzetta nel suo editoriale di domenica. Esempio: se a Reggio Emilia si promuove un brand come Bellezza, sicuri che a Roma, Parigi o Parma nessuno sorrida? Conserviamo il senso di realtà. Dire bello invece di brutto, buono invece di cattivo, non basta a vincere. Se lo crediamo, siamo ingenui e provinciali.
Eppure, a dispetto del titolo “La cultura non starà al suo posto”, sabato, la relazione dell’assessore alla cultura è stata una mappa concettuale reggiocentrica con ogni casella al suo posto: cultura, bellezza, teatro, educazione, fragilità, casabettola, museo, disabilità, contemporaneità, alta velocità. Di tutto, di più.
La cultura sei tu, chi può darti di più? Questi gli spot ideologici di riferimento. Annalisa fa quello che sa fare e lo fa al meglio. Grazie. Le voglio bene. Nelle sue slide è prevista addirittura la presenza della critica creativa e costruttiva: inglobati a sistema pure possibili dissensi, perplessità, criticità. Stupefacente.
Mi riprendo dall’ubriacatura di parole in uno dei gruppi ristretti di decantazione post-sbornia sul marketing territoriale. La coordinatrice raccomanda: “Progetti fattibili”. “Budget a disposizione?”, chiedo. Risposta non pervenuta. Allora, mentre al mio tavolo si parla appassionatamente di identità reggiane, penso: “Per fare l’Arena Campovolo o una stagione al Valli, o invitare qui il Living Theatre, però, mica c’è stato tutto ‘sto progetto partecipato. E allora, adesso, in 4/500, ‘sta partecipazione alternata evocata come valore ancora prima di generare qualcosa, cosa è? E quanto vale, in euro? Non serve saperlo, per stendere un progetto vero, serio, fattibile?” . Teniamo i piedi in terra. Non confondiamo passioni con competenze. Animazione, letture volontarie, giornate di sole, feste di quartiere, hobbistica varia con proposte culturali nazionali. E soprattutto: uso modico e pudico di belle parole. Per evitare diabete retorico.
E perché questa nostra terra, alcune parole belle, non tutte, le ha incarnate: con i fatti, e la vita. E meritano rispetto e manutenzione vera e accurata. Una cosa è pronunciarle a fianco della Segre, un asilo o una lapide. Un’altra, senza. Il significato cambia. E lo decide chi ascolta, non chi parla. Come scoprì già Alice, bambina, attraversando lo specchio. —
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