Clan, parte l’Appello con i 24 in abbreviato
Accusati di associazione mafiosa, solo Paolini non è dentro Impugnata l’assoluzione di Bianchini e c. sull’amianto sepolto
BOLOGNA. A partire da questa mattina alle 9.30 prende l’avvio il secondo grado di Aemilia, il più mastodontico processo di mafia al Nord, con la ’ndrangheta (e in specifico il clan Grande Aracri) messa nel mirino.
Sarà anche il “battesimo” per la ristrutturata aula-bunket del carcere della Dozza di Bologna: sono previsti fino a 120 posti a sedere per gli addetti ai lavori, mentre sono 50 quelli destinati al pubblico. Si parte da una pesante sentenza di primo grado (emessa a Reggio Emilia il 31 ottobre 2018) che ha decretato 1.223 anni di carcere e di fatto avallato l’impianto accusatorio portato avanti dai magistrati della Dda di Bologna (Marco Mescolini e Beatrice Ronchi). Oggi compariranno davanti alla Corte i 24 imputati accusati di associazione mafiosa e che hanno optato per il rito abbreviato. Sono tutti detenuti, ad eccezione di Alfonso Paolini. Gli altri 10 imputati che devono difendersi dall’accusa più dura (l’associazione mafiosa) hanno ritenuto di difendersi con rito ordinario e fanno parte di quel “plotone” di 120 a cui è riservata l’udienza del 19 febbraio. Poi dal giorno successivo i due riti si intrecceranno e l’Appello entrerà nel vivo. Non vi sono solo i ricorsi dei condannati e delle parti civili che hanno visto i risarcimenti-danni in tutto o in parte non riconosciuti. Anche il pm antimafia Ronchi ha infatti impugnato 14 posizioni. In particolare sono nuovamente finiti sotto tiro dell’accusa l’imprenditore edile modenese Augusto Bianchini, la moglie Bruna Braga, il figlio Alessandro Bianchini e Michele Bolognino per quanto concerne l’imputazione relativa alla vicenda dell’amianto sepolto in vari cantieri fra San Felice e la Bassa. In primo grado sono stati assolti (“perché il fatto non costituisce reato”), ma per il pm si tratta di una decisione errata, mettendo alla base una differente interpretazione delle intercettazioni per poi ribadire che vi fosse “un’indubbia consapevolezza, a carico di tutti gli imputati, dell’articolato sistema di gestione dell’amianto”, oltre al “livello di contaminazione sistemica di tutti i cantieri verificati”. —
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