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IL BOLLETTINO MEDICO 

Coronavirus Senza febbre il luzzarese positivo al test

Coronavirus Senza febbre il luzzarese positivo al test

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LUZZARA. Il 29enne di Luzzara – ma da molti anni residente in America – risultato positivo ai test del Coronavirus la scorsa settimana, dopo il rientro da Wuhan, dove si trovava con la fidanzata, resta in buone condizioni. Soprattutto, è senza febbre. Lo afferma l’ultimo bollettino dei medici dello Spallanzani, l’istituto per le malattie infettive di Roma, dove proseguono le indagini anche per verificare i sospetti contagi da Coronavirus nel Paese.

Si allarga invece il fronte della prevenzione: aumentano gli episodi di “autoisolamento”, in particolare quelli messi in atto da cittadini cinesi tornati a fine gennaio dal proprio Paese. E se da una parte si registrano ancora aggressioni nei loro confronti, c’è chi in Sardegna – per contrastare la psicosi – organizza al ristorante cene «per l’amicizia».

Allo Spallanzani di Roma i medici restano impegnati h24 sui pazienti più “a rischio”: la coppia di cinesi proveniente dalla città di Wuhan, che ha contratto il virus, è ancora ricoverata in isolamento nella terapia intensiva. Per loro la prognosi rimane riservata. Le venti persone della comitiva che viaggiava con loro sono sempre in buone condizioni generali e sono risultati tutti ripetutamente negativi ai test per la ricerca del nuovo Coronavirus. Finora all’ospedale per le malattie infettive sono stati valutati 64 pazienti sottoposti al test. Di questi, 46 sono risultati negativi e quindi dimessi. Oltre ai tre casi confermati, invece, ci sono 14 pazienti sottoposti a test in attesa di risultato.

Sui disagi e le vittime provocate soprattutto in Estremo Oriente dal virus è intervenuto anche il Papa, che alla fine dell'udienza generale ha rivolto «una preghiera per i nostri fratelli cinesi che soffrono questa malattia così crudele. Che trovino – ha auspicato Francesco – la strada della guarigione il più presto possibile». In Italia, nella comunità cinese, tra le persone appena rientrate dalla Cina attraverso gli scali internazionali nonostante il blocco dei voli, c’è chi si tiene in isolamento volontario per i 14 giorni come da protocollo internazionale. A Palermo sono 28 i cinesi residenti in città che attualmente si trovano in autoisolamento per 14 giorni in alcuni appartamenti appositamente affittati. C’è anche chi ha deciso da solo di mettersi in quarantena per proteggere i bambini, gli amici, ma anche dipendenti e clienti del suo ristorante a Roma. Quando il ristoratore Ye è rientrato nella capitale, lo scorso 25 gennaio, dopo aver trascorso un periodo di vacanza nella zona dello Zhejiang, ha affittato una stanza nella zona di Braccian ed è rimasto lì da solo per due settimane. «Non sono mai uscito e non ho incontrato nessuno», dice il ristoratore orientale, che ora è tornato a lavorare nel suo locale. Ma le aggressioni e i gesti di razzismo continuano a spaventare il popolo di Pechino in Italia. L’ultima vicenda a Torino, dove una coppia di cinesi, di 25 e 28 anni, ha denunciato di essere stata aggredita e insultata come «portatrice di Coronavirus». I due, che lavorano in supermercato, hanno raccontato ai carabinieri di essere stati avvicinati da un paio di sconosciuti, dai quali si sono sentiti dire: «Voi siete il virus, andate via». E il ventottenne sarebbe anche stato picchiato. A fare da contraltare a questi episodi, ci sono iniziative di impegno per contrastare l’ondata di paura e diffidenza che sta penalizzando le attività commerciali della comunità cinese, come quella nata in Sardegna dall'associazione “Cina più vicina”, che ha organizzato in un ristorante orientale una «Cena dell'amicizia», per sottolineare che a far più male, in Italia, finora, sono stati i pregiudizi. —

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