Trekking al posto dello sci per i ragazzi di “Neve natura”
Trecento studenti hanno partecipato al progetto organizzato dal Parco nazionale A causa della stagione anomala, invece delle ciaspolate hanno fatto passeggiate
Ventasso. Divenuto negli anni uno dei progetti di maggior successo del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, con il coinvolgimento di decine di scuole e migliaia di ragazzi, “Neve natura” è già partito anche quest’anno, nonostante la mancanza di neve. Un progetto che, in questo inverno anomalo, funziona comunque grazie al suo valore culturale. Dalla settimana scorsa 300 studenti sono in visita a Succiso, Pradarena, Civago e Ligonchio. E il valore culturale del progetto traspare dalle parole della professoressa Ilenia Bigi, dell’Itis Nobili di Reggio Emilia, che sta accompagnando i ragazzi in questa esperienza di conoscenza dell'Appennino.
«Il progetto è un’esperienza unica e da prova assolutamente – afferma la prof –. Le classi 4ªT, 3ªT e 3ªD dell’istituto superiore Nobili di Reggio hanno partecipato quest’anno allo stage. Le località Civago e Succiso sono state le mete di questa esperienza. In tre giorni gli alunni hanno avuto la possibilità di conoscere le bellezze del Parco dell’Appennino tosco-emiliano. La speranza era quella di toccare la neve e partecipare alle attività come la ciaspolata e lo sci di fondo, ma l’ambiente era completamente diverso: niente neve e temperature quasi primaverili. Ma ci siamo subito resi tutti conto che le possibilità di passare qualche giorno immersi nella natura non è stato ostacolato dalla mancanza della neve. I ragazzi hanno partecipato a bellissimi trekking tutti incentrati sul bosco e sul cambiamento climatico – ha aggiunto Ilenia Bigi –. Queste attività, accompagnate da guide esperte, hanno catturato il cuore di ogni alunno. I ragazzi hanno abbandonato i cellulari e hanno condiviso ogni momento della giornata catturati dallo spettacolo che solo la natura ti può offrire. Si sono aiutati per raggiungere, tutti insieme, la destinazione e assaporare la soddisfazione di avercela fatta. A fine progetto – conclude la professoressa – nessuno voleva tornare alla vita di tutti i giorni; tante emozioni, tante nuove scoperte e soprattutto un gruppo classe rafforzato. Da insegnante posso dire che tutte le classi dovrebbero partecipare, perché il contatto con la natura e tutto quello che ti regala e ti insegna non può che arricchire la mente e il cuore di ogni alunno». —
L.T.
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