Gazzetta di Reggio

Reggio

omicidio di ’ndrangheta 

Aemilia 1992, scintille tra avvocati e pm Parte la requisitoria

Enrico Lorenzo Tidona

Toni alti nel confronto, Grande Aracri si scaglia contro Valerio «Parla di contrabbandi ma vendeva pochi grammi di droga»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Non se le sono certo mandate a dire nemmeno ieri tra avvocati e sostituto procuratore durante l’udienza del processo denominato Aemilia 1992. Materia del contendere alcune ricostruzioni e interpretazioni nella procedura penale, ultime schermaglie in vista della requisitoria del pm Beatrice Ronchi, che partirà la prossima udienza.

Sui banchi delle difese, avvocati di prim’ordine scelti dagli imputati Nicolino Grande Aracri, Antonio Ciampà, Angelo Greco e Antonio Lerose. Del resto si tratta di un processo sugli omicidi di mafia avvenuti a Reggio e Brescello che sta facendo scalpore, riportando alla luce una faida di ’ndrangheta che sembrava sepolta oltre vent’anni fa e mai compresa fino in fondo. Ma ad accendere il confronto è stato ancora una volta, in apertura di udienza e con dichiarazioni spontanee, , Nicolino Grande Aracri, il boss della piccola cosca di Cutro diventata egemone in Emilia grazie anche a quegli omicidi avvenuti nel ricco nord, all’epoca in fase di colonizzazione da più gruppi che si fronteggiarono a suon di omicidi.

«Valerio può parlare al massimo di qualche grammo di droga» ha detto secco Grande Aracri in collegamento dal carcere di Opera, riferendosi agli affari svelati dall’ex complice. Contesta infatti le testimonianze di Antonio Valerio, collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha scoperto il vaso di Pandora, portando il boss alla sbarra in questo ulteriore processo che lo indica quale mandante degli omicidi di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggero. «Valerio parla di contrabbando di petrolio nigeriano – si lamenta Grande Aracri – Ma l’ha prelevato personalmente lui quel petrolio? A chi lo ha venduto? In quale parte d’Italia ha scaricato quel petrolio?». Poi il braccio di ferro sulle trascrizioni delle conversazioni dell’epoca. L’avvocato Salvatore Staiano, difensore di Greco, ne chiede la nullità perché contesta l’originalità delle bobine dalle quali il perito le ha trascritte. In quel momento passava dall’aula per pura coincidenza Enzo Conforto della Squadra Mobile, colui che materialmente prelevò le vecchie bobine per consegnarle alla procura antimafia: «Erano nell’armadio blindato dal 1992, è tutto repertato». —

Enrico Lorenzo Tidona

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google