«È importante andare “fuori” e tornare con più esperienze»
Il giovane reggiano racconta la gavetta e gli studi dietro al suo lavoro Tra i suoi desideri anche partecipare al Reggio Film Festival
L’INTERVISTA
Quante volte abbiamo sentito che in Italia nulla è possibile, a Reggio men che meno, meglio andare all’estero. Non l’ha pensata così il reggiano Giacomo Manzotti, che dopo un periodo di studi alla Naba di Milano e di collaborazioni qua e là ha deciso di tornare a casa realizzando il cortometraggio “The immortality of the crab” alle Officine Gattaglio. «Lo ammetto, anche io ho fatto la valigia e me ne sono andato – racconta l’artista –. L’esperienza “fuori” mi è stata utile per aprire la mente e rapportarmi con tante realtà diverse, ma qualcosa mi diceva che dovevo tornare. Solamente alle Officine avrebbe preso forma il mio lavoro. Si valorizza tanto l’estero, c’è però chi vuole crescere e far crescere la propria città».
Dopo la partecipazione alla première londinese dell’edizione 2019 del concorso “Straight8”, è arrivata la selezione per l’Ann Arbor Film Festival di Detroit, occasione più unica che rara per farsi conoscere in questo particolare settore cinematografico: «Grazie ai traguardi che ho raggiunto e sto raggiungendo, voglio incentivare i giovani reggiani a non abbandonare il territorio e far capir loro che si può avere un riscontro internazionale anche restando a Reggio Emilia. Non è più per forza il luogo fisico che determina il successo. Certamente girare il mondo è un valore aggiunto. Quello che è fondamentale recepire, per far crescere questo paese dal punto di vista artistico, è che dobbiamo andare “fuori” per portare “dentro”», spiega Manzotti. Due degli obiettivi che l’artista si è prefissato è di mandare “The immortality of the crab” alle selezioni della prossima edizione di “Reggio Film Festival” e organizzare un evento alle Officine di Gattaglio dedicato al cinema sperimentale dove verrebbero proiettati tutti i lavori dei colleghi che come lui hanno partecipato al festival “Straight8” a Londra.
«Mi piacerebbe far conoscere alla mia città una sfumatura culturale nuova, diversa, creando così sinergie, rapporti e dando il coraggio agli artisti reggiani di buttarsi e provare a vivere i propri sogni come ho fatto io. Dobbiamo essere liberi di esprimerci facendo emergere ancora una volta una grande qualità di Reggio Emilia: l’unione». —
N.N.
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