Servizi sociali ad Asp scintille in consiglio con la maggioranza
Bocciata da Savina (Lega) e Bronzoni (FdI) la proposta dell’assessore Bedogni
LA POLEMICA
Scintille durante il consiglio dell’Unione, tenuto giovedì sera a Montecchio. All’ordine del giorno, il parere riguardante l’ipotesi di riorganizzazione del servizio sociale. In particolare, come ha illustrato la sindaca di Cavriago Francesca Bedogni, la richiesta era di «impegnare la giunta dell’Unione a dare mandato ai responsabili di Asp, servizi sociali e responsabile ufficio di Piano, di predisporre uno studio di fattibilità sul conferimento della gestione del servizio sociale ad Asp stesso».
Un’idea che non è piaciuta a tutti. Nella nota che porta la firma di Paolo Savina(FdI) e Carlo Bronzoni (Lega Salvini Premier) i due spiegano perché hanno votato contro. «Il documento del gruppo di maggioranza – affermano – proponeva al consiglio di dare mandato per l’effettuazione di uno studio che, nel migliore dei casi avrebbe evidenziato l’inopportunità di trasferire ciò che resta dei servizi sociali comunali sotto Asp e, nel peggiore, avrebbe consentito loro di dare il via libera al completo trasferimento di ogni aspetto del sociale dai Comuni all’Unione (azionista di maggioranza di Asp, ndr)».
Bronzoni ha sottolineato inoltre che «la mozione presentata dal gruppo di maggioranza richiama delle esperienze di gestione vicine alla Val d’Enza (pedecolinare parmense e bassa reggiana, ndr), eterogenee tra loro, senza tuttavia approfondirne le peculiarità, le caratteristiche e le diversità rispetto all’Unione. Per questo, prima di avviare uno studio di fattibilità, oneroso, volto a suffragare la necessità di un passaggio ad Asp dei servizi sociali rimasti in capo all’Unione, sarebbe opportuno effettuare un passaggio del tema in commissione “welfare” appena istituita». Questo «per due ragioni: una legata alla valutazione politica della convenienza o meno della delega dei servizi, visto che al riguardo le posizioni di maggioranza e opposizione differiscono, l’altra legata alla reversibilità del passaggio, in parte già affrontata in consiglio dell’Unione in dicembre 2018. Se la commissione Welfare si trovasse a valutare unicamente uno studio di fattibilità positivo, si perderebbe l’occasione di un reale e concreto confronto tra maggioranza e opposizione – ha proseguito – sulla riorganizzazione del sistema servizi sociali in Val D’Enza, che proseguirebbe nella direzione tracciata dalle precedenti consigliature, senza possibilità di valutare e adottare correttivi e modifiche regolamentari, che avvicinino ai cittadini, oltre all’erogazione dei servizi da parte di Asp, anche controlli e responsabilità degli organi dell’Unione e dei singoli comuni». Il consigliere Savina ha evidenziato che «le parole della sindaca Bedogni non sono risultate del tutto convincenti – ha detto – in particolare in merito alla presunta progettualità che si voleva attribuire all’ordine del giorno, che invece risulta essere dettato più dalla necessità di sopperire a bisogni contingenti del servizio stesso, tra i quali soprattutto la difficoltà economica che l’Unione sta attraversando, oltre alla necessità di dare una sorta di “mano di bianco” ad un servizio che è finito in cronaca nazionale per l’enorme scandalo che sta vivendo e non per la sua efficienza ed efficacia». Altri consiglieri di opposizione si sono astenuti al momento del voto.
Non è mancato anche il chiarimento da parte di Bedogni (che in Unione ha la delega del Sociale) sul voto no di Savina e Bronzoni. «Il vero tema politico che poneva l'ordine del giorno della maggioranza – ha detto – al di là delle virgole cui i consiglieri Bronzoni e Savina hanno fatto riferimento e utilizzate un po’ come foglie di fico, è in realtà uno soltanto: le minoranze sono disponibili a costruire un modo nuovo di relazionarsi con la maggioranza? Un modo nuovo, che prevede un confronto su temi rilevanti ad esempio l’organizzazione dei servizi sociali, partendo da dati reali come, per esempio, uno studio fatto da esperti che porti dati e contenuti nel merito e che consenta un dibattito politico trasparente e franco. Prendiamo atto – ha aggiunto Bedogni – che ad oggi la minoranza non è disponibile ad accettare questa modalità di confronto. Non nascondiamo la nostra sorpresa, dato che questa modalità è stata più volte invocata dalle minoranze stesse, ma abbiamo intenzione di insistere a lavorare per creare condizioni capaci di favorire il dialogo tra le varie rappresentanze politiche dei nostri territori perché siamo convinti che ciò sia bene per le nostre comunità. Il resto è solo polemica che non ci interessa». —
Daniela Aliu
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