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Il medico del Cuamm: «Ho fronteggiato difficoltà inimmaginabili»

Paolo Ruini
Il medico del Cuamm: «Ho fronteggiato difficoltà inimmaginabili»

Castellarano, il racconto di Mirco Ravazzini, tornato da sei mesi dal Sud Sudan:  «Non ci sono strumenti diagnostici, per capire i problemi possiamo solo visitare»

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CASTELLARANO. «Si può dire che sia stata un’esperienza immensamente formativa dal punto di vista professionale ma forse, ancora di più, dal punto di vista personale. L’Africa tempra il carattere e, una volta tornati a casa, fa sentire la sua mancanza. Il “mal d’Africa” esiste davvero».

LA MISSIONE. È questo il commento di Mirco Ravazzini, giovane medico castellaranese, al ritorno da una missione sanitaria in Africa. Un esperienza che è stata seguita da tantissimi castellaranesi sia nel momento della partenza, con una cena all’oratorio don Giovanni Bosco di Castellarano, che al ritorno con una serata, lo scorso sabato, dove Mirco ha raccontato la sua esperienza di sei mesi di medico in prima linea. Un viaggio sicuramente importante dal punto di vista umanitario e professionale del giovane medico, che è esperto in medicina di urgenza, ma anche per molti castellaranesi che hanno conosciuto, durante le serate pubbliche, l’impegno dell’associazione “Cuamm - Medici con l’Africa” che da oltre settant’anni si impegna nella cooperazione internazionale in ambito sanitario.

IL RACCONTO. Il Cuamm è presente in otto paesi africani per cercare di migliorare i loro sistemi sanitari. «Ho avuto la possibilità di partire con il CUAMM a gennaio 2019 con il progetto “JPO” dedicato ai medici in formazione specialistica, che mi ha portato per 6 mesi a Yirol, in Sud Sudan. Il Sud Sudan è il paese più giovane del mondo – spiega il medico – ha ottenuto l’indipendenza nel 2011. Reduce da più di 50 anni di guerra con il vicino Sudan, al momento è martoriato da focolai di guerra civile in tutto il territorio. Il livello di povertà è uno dei peggiori del mondo, e si associa ad una difficoltà della popolazione nel produrre e reperire cibo».

«Il Cuamm si occupa di gestire un piccolo ospedale pubblico e gratuito, unitamente a un numero di unità sanitarie periferiche, affiancando il personale locale con medici e infermieri espatriati, per la maggior parte italiani, tentando di sostenere e migliorare questo sistema sanitario così fragile – va avanti – Da giovane medico mi sono trovato davanti a difficoltà che in un paese occidentale non potremmo neanche immaginare, unite ai problemi logistici, la barriera linguistica, la cronica scarsità di risorse, non esistono servizi di radiologia né di laboratorio. La semplice “visita” al paziente, che nei paesi sviluppati è stata ormai in parte sostituita da altri mezzi diagnostici, in Sud Sudan era di fatto l’unico mezzo che avevo a disposizione per capire i problemi dei malati e tentare di aiutarli».

Sono state tantissime le persone visitate e guarite da Ravazzini. In quel pezzo d’Africa lontano sono stati compiuti, e continuano con il personale sanitario presente, tanti piccoli prodigi che hanno permesso di migliorare le condizioni di vita di bambini e adulti.
 

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