«Erano solo litigi per l’eredità mio figlio non va condannato»
Maltrattamenti ed estorsione: assolto, fa breccia la difesa della madre L’avvocato Bucchi: «L’affetto del genitore sicuro riferimento per il mio assistito»
CASTELNOVO MONTI. Due anni e mezzo fa l’aria che in casa diventa irrespirabile fra madre e figlio, con accuse pesanti per l’allora 44enne che finisce nei guai per maltrattamenti ed estorsione.
Emergono continue vessazioni psicologiche alla mamma settantenne, con frasi pesanti («Ti rovino, ti ammazzo, ti butto giù dalla finestra») per farsi consegnare del denaro, inoltre il figlio l’accusa di essere la causa della morte del padre. E l’estorsione sarebbe maturata attraverso quelle minacce, con giornaliere consegne di piccole somme (20-30 euro) fino ad accumulare 2mila euro di quattrini intascati.
Per gli inquirenti il figlio è “divorato” dal gioco ai videopoker, pretendendo soldi su soldi dal genitore. Se la mamma si opponeva agli esborsi, tentando di impedire che i suoi risparmi venissero dilapidati ai videopoker, il 44enne si lasciava andare ad eccessi d’ira.
Inevitabile l’approdo a processo , ma qui – di recente – è maturato un colpo di scena non indifferente.
Perché la madre, commossa però determinata, ha voluto essere sentita in tribunale a Reggio Emilia. E davanti al giudice Silvia Guareschi – in mezz’ora abbondante – ha dato una chiave di lettura ben diversa di quei fatti, spiegando che erano in ballo delle questioni ereditarie (legate alla morte del marito) e il figlio aveva diritto alla sua parte, da qui le richieste di denaro, per la donna legittime e non estorsive.
E nel corso dell’udienza la settantenne si è anche rivolta al difensore Noris Bucchi di suo figlio: «Spero tanto che l’avvocato me lo faccia tornare a casa presto». Una sorta di supplica, visto che il figlio è in carcere dove sta espiando la pena legata ad altre vicende. Una ricostruzione che complessivamente ha ridimensionato i fatti riassunti nelle imputazioni, a tal punto che anche la Procura ha chiesto l’assoluzione, anticipando la tesi difensiva.
Dello stesso parere il giudice Guareschi che non ha più ravvisato l’esistenza dei due reati, assolvendo con formula piena l’imputato «perché i fatti non sussistono».
Un epilogo giudiziario su cui si sofferma l’avvocato Bucchi: «È emerso un sentimento di grande affetto e amore reciproco tra madre e figlio che rappresenta, e mi piace sottolinearlo, un’indelebile certezza ed un importante riferimento nella sfortunata vita del figlio, costellata da innumerevoli vicende giudiziarie che ne hanno segnato l’esistenza». —
T.S.
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