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il processo /1 

Blitz anti lavoro nero Ispettrice accusa di lesioni un pizzaiolo

T.S.

«Mi ha girato il polso, togliendomi il foglio con nomi e turni» Cassiera e fratello del titolare contestano la ricostruzione 

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REGGIO EMILIA. Ma cosa è accaduto in una pizzeria d’asporto del centro la sera del 25 settembre di cinque anni fa?

Lo vuole chiarire un processo in cui il titolare del locale è accusato di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Al centro un blitz dell’Ispettorato del lavoro, con un’ispettrice intervenuta quel giorno che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Vainer Burani.

La donna ha deposto ieri – davanti al giudice Stefano Catellani – e ha raccontato che insieme ad un collega erano piombati nella pizzeria d’asporto sulla scia di una segnalazione che parlava dell’ingaggio irregolare di alcuni lavoratori, oltre ad un arco d’impegno lavorativo eccedente rispetto a quello denunciato. E tutto risultava provato in un foglio, con nomi e turni, appeso nella porta della cucina che si trova nel retro del locale. «Siamo entrati e io ero davanti ed il mio collega dietro – entra nel merito l’ispettrice – ci siamo qualificati, mostrando i tesserini. Poi mi sono diretta verso il retro, ma non ho fatto in tempo a prendere il foglio appeso che il titolare me l’ha strappato di mano, girandomi il polso e facendomi male. Ho urlato dal dolore ed è subito accorso il mio collega. Il titolare offendeva e voleva che uscissimo dalla pizzeria. Siamo stati costretti a chiamare la polizia. Non ho avuto il tempo di leggere quel foglio – conclude – perché poi non l’ho più trovato». Fuori dal locale erano rimasti altri due ispettori del lavoro e, una volta tornata la calma, saranno sentiti titolare e persone (complessivamente 5 o 6 non è chiaro) presenti in quel momento al lavoro.

Una ricostruzione non confermata da due testimoni chiamati dalla difesa che è rappresentata dall’avvocato Nino Ruffini. «Sono entrati in due – ricorda la cassiera – ma solo dopo avevo capito che erano ispettori del lavoro, perché non si erano qualificati. Non ho visto quello che è accaduto nel retro e non ho sentito l’ispettrice lamentarsi per la mano. Il foglio appeso? Era ormai superato, perché si riferiva a prima dell’estate ed indicava la disponibilità delle persone in caso di sostituzione per malattia. È stato poi il titolare a chiamare la polizia. All’esterno del locale siamo stati sentiti in sei, perché nel fine settimana c’è più lavoro».

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda il fratello del titolare: «Io ero nell’altra cassa e quelle due persone erano entrate senza dire nulla – rimarca il dipendente – così vedendo la donna che puntava direttamente verso il retro l’ho seguita. A quel punto ho visto che lei e mio fratello si contendevano un foglio, ma non si sono toccati. Non conosco il contenuto di quel foglio, mai letto. Mio fratello non capiva chi fosse quella donna e mi ha detto di chiamare la polizia. Sono andato subito al telefono e lei, quando ha sentito che chiamavo la questura, è uscita». A metà giugno la prossima udienza, con altri testimoni. —

T.S.

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