Camionista svela «Rubavo la merce per i camorristi»
REGGIO EMILIA. Vi sarebbe un cupo retroscena dietro alla vicenda processuale che coinvolge un padroncino salernitano 50enne – con base nella nostra città – finito nei guai per appropriazione indebita e ieri condannato dal gup Luca Ramponi ad un mese di reclusione e duemila euro di multa (in aula è stato difeso dall’avvocato Costantino Diana).
Retroscena che – se provato – darebbe concretezza alla presenza illegale e sotto traccia del clan dei Casalesi a Reggio Emilia.
Il 10 marzo 2015 il camionista riceve – da una ditta olandese con cui aveva un rapporto di subappalto – un ordine di carico di materiale tra cui rame e motori per caldaie del valore totale di 3mila euro. «La ditta di cui ero titolare era in forte difficoltà a seguito della crisi economica – confessa il 50enne – ed alcune persone sapendo delle mie difficoltà, hanno approfittato della situazione. Mi hanno offerto circa 500 euro a viaggio per distogliere la merce che mi era stata affidata dal committente. Ero disperato e ho accettato. Così, anziché consegnarla all’azienda destinataria, ho portato il rimorchio in parcheggi e località di volta in volta indicati dai malfattori i quali poi in autonomia prelevavano la merce e la smistavano attraverso loro canali. Non ho mai potuto sapere dove venisse smistata…». Ma certi “metodi” non sono ancora emersi, comunque non tarderanno: «Queste persone – prosegue l’autotrasportatore – mi avevano detto di essere legate al clan dei Casalesi. L’ho saputo dopo che li ho incontrati per ricevere il denaro. Mi hanno aggredito e ripetutamente picchiato, dicendomi che se avessi riferito particolari sulla loro identità, mi avrebbero fatto uccidere».
Per il forte timore di ritorsioni, il camionista non va oltre: «Sono fortemente pentito di ciò che ho fatto – conclude – tra l’altro non ho percepito nessun compenso per tale attività».
Una testimonianza non sottovalutata dalla divisione anticrimine della questura – che ha svolto le indagini riguardo al caso specifico ora finito in una sentenza – e non è escluso che i poliziotti possano aver acquisito importanti elementi investigativi, facendosi così un’idea più precisa su quale sia l’infiltrazione camorristica nei nostri territori. —
T.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google