«Ex Reggiane, abbiamo evitato diventassero una bidonville»
REGGIO EMILIA. «Siamo riusciti ad evitare che le ex Officine Reggiane diventassero la bidonville della città. Uno di quei luoghi dove pure le forze dell’ordine faticano a entrare: invece noi ci andiamo ogni giorno».
Così il dottor Antonio Sbordone è tornato su uno dei suoi cavalli di battaglia, in occasione del suo saluto alla città di Reggio Emilia, dopo circa due anni e mezzo. Sulle retate tra i capannoni abbandonati dell’ex area industriale, diventata rifugio di senzatetto e sbandati, il questore ha martellato parecchio, istituendo operazioni interforze con ritmi incessanti al fine di monitorare le presenze ed allontanare le persone irregolari in Italia.
I risultati non sono mancati, tra sequestri di droga ed espulsi. «So che alcuni invocavano per le ex Reggiane una soluzione più radicale – commenta il questore Sbordone alludendo al ventilato sgombero della zona – ed è risaputo che io ho espresso contrarietà», all’idea di disseminare per le strade una massa di disperati.
Per Sbordone «molto meglio affrontare la situazione di petto con un monitoraggio incessante e quasi quotidiano: ha impegnato parecchie risorse, ma lo rifarei. Di recente abbiamo anche provveduto a eseguire controlli insieme ai vigili del fuoco sulle bombole di gas, per evitare quegli incendi non infrequenti in passato».
Un altro fronte che ha caratterizzato l’era Sbordone è stata l’insistenza sulla zona stazione.
«È stato riaperto il posto di polizia di via Turri che, dopo un inizio stentato, ora sta andando bene: è un presidio di riferimento per i cittadini, esegue verifiche continue sulle residenze, ha attivato una sinergia positiva con la polizia locale di Reggio e interviene con continuità. La situazione in via Turri ora è sotto controllo». —
Am.P.
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