Case Bagatti, 21 alunni studiano insieme “abbracciati” dal Gigante
A circa mille metri di altitudine, è il plesso più in alto dell’Appennino reggiano Ci sono due pluriclassi. Le maestre: «È impegnativo, ma non è uno svantaggio»
Ore 8 del mattino, Case Bagatti, una sessantina di chilometri da Reggio Emilia. La campanella nella scuola più alta dell’Appennino reggiano – 1.000 metri circa sopra il livello del mare, proprio sotto al Gigante, appena imbiancato in questi giorni – suona per i suoi 21 piccoli alunni: sono meno del numero che, in città, si conta in una singola classe.
IL PLESSO
È questa la peculiarità di questo piccolo avamposto didattico nel cuore del Crinale; un presidio vitale, dal punto di vista sociale, in un territorio dove la piaga dello spopolamento ormai non è lontano dall’essere un’emergenza.
Al piano terra lo spazio è dedicato ai 13 bambini della scuola d’infanzia. Al primo ci sono le aule della primaria. Non c’è niente di diverso da ogni altra scuola di pari grado, se non per due caratteristiche. La prima: ci sono solo due classi e sono pluriclasse con prima, seconda, terza insieme per un totale di 9 bambini e quarta e quinta insieme con 12 allievi. La seconda: fuori dalla finestra c’è il Monte Cusna, così vicino che sembra possibile toccarlo.
Sono quattro le insegnanti che lavorano qui, tre a tempo pieno. Sono la responsabile del plesso, Benedetta Zobbi, docente di italiano e religione che abita a Villa Minozzo; Maria Germana Cervetti di Civago, docente dell’area antropologica e musica (qui i bambini suonano il flauto); Chiara Manari di Campomagnano, che svolge alcune ore di potenziamento; Alberta Scapinelli, una laurea in psicologia, sostenitrice del metodo pedagogico steineriano, che ha scelto di lasciare la città per venire a lavorare sul Crinale, non appena diventata di ruolo. Insegna matematica e inglese.
LE INSEGNANTI
«Ho scelto di venire qui perché amo la montagna e la natura. Quando sono venuta a firmare, lo stesso giorno sono andata in agenzia e ho subito trovato la casa giusta per trasferirmi» racconta della sua scelta di vita, la maestra Alberta. «Avevo chiaro che non avrei scelto la città per venire a insegnare dopo aver insegnato in tantissime scuole da supplente, un’esperienza che considero una grande fortuna. Ma qui, i bambini sono davvero bambini. Con le difficoltà che hanno tutti i bambini, ma è diverso. In città, per quella che è la mia esperienza, c’è una grande corsa agli apprendimenti. Qui c’è la possibilità di essere un po’ più morbidi, come approccio». Ma la pluriclasse, per chi è costretto dalla orografia a frequentarla, che esperienza è?
«La pluriclasse è un’esperienza molto bella per i bambini – confida –. Diventano anche più indipendenti perché tante volte devono lavorare da soli. Altre volte, invece, lavoriamo insieme e i più grandi si prendono cura dei piccoli. E per l’insegnate è più creativo. Certo, devi essere un po’ flessibile».
Anche per le altre maestre di Case Bagatti, la piccola scuola sotto il Cusna è una scelta: la scelta di chi da queste parti c’è nato e non ha mai pensato di andare via. Come la maestra Germana i cui figli, ormai adulti, da piccoli hanno frequentato questo stesso piccolo plesso: uno oggi è violinista di professione, l’altro studia Ingegneria.
«Questo plesso è assolutamente indispensabile. Perché accoglie bambini proveniente da tutti i paesi del circondario. Se non ci fosse questo plesso dovrebbero andare a Villa e per loro sarebbe ancora più lontano che venire qui. Questi plessi andrebbero veramente aiutati. Abbiamo bisogno di aiuto per rimanere vivi e operativi, per i bambini e le famiglie di questo territorio» e il suo diventa un appello accorato. Senza nascondere le difficoltà. «L’esperienza della pluriclasse è sicuramente complessa – confida –. Qui lavoriamo con due pluriclassi. Non è semplice, perché spesso ci troviamo a lavorare sole, abbiamo pochissima compresenza, quindi dobbiamo essere preparate su tre programmi diversi contemporaneamente. Ci riusciamo, è vero, ma dobbiamo essere pronte e flessibili».
Ma se l’esperienza della pluriclasse è una necessità irrinunciabile per poter tenere aperto un plesso con una popolazione scolastica così ridotta, se costa fatica al personale docente e un impegno se non altro diverso ai bambini che la frequentano, c’è anche un’altra faccia della medaglia che le maestre ci tengono a sottolineare. Quello per cui questo luogo, in cui si respira un’atmosfera a metà strada tra la scuola che tutti conoscono e quella di una grande famiglia, può essere un’occasione formativa importante e non necessariamente svantaggiosa per chi la frequenta, siano studenti o docenti.
«La pluriclasse è anche molto positiva. I bambini più piccoli ascoltano e partecipano alle lezioni dei più grandi e spesso e volentieri facciamo cose insieme. Mi è capitato di affrontare temi con i più grandi che i piccoli, impegnati nel loro lavoro, rispondessero al loro posto perché comunque stavano ascoltando quello che veniva detto. È bello anche questo intersercarsi – va avanti la maestra Germana –. No, io non credo che sia uno svantaggio. I nostri bambini sono preparatissimi, quando arrivano alle medie. E anche molto educati. Forse hanno famiglie alle spalle di un certo tipo. Io non vedrei in modo negativo la pluriclasse, né abitare in un territorio così vasto e così scarsamente popolato».
LE PROSPETTIVE
Nella scuola di Case Bagatti c’è la sala mensa, per i due pomeriggi a settimana in cui i bambini restano a lezione (i pasti arrivano dalla Cir), c’è uno spazio esterno in cui giocare (collegato al giardino di un’abitazione privata che i proprietari concedono volentieri alla scuola) e le uscite – anche a Reggio, per andare a teatro – sono contemplate.
Il futuro, però, resta una incognita. Anche quello più vicino. «Per il prossimo anno scolastico, sappiamo già che non arriveranno bambini di prima, purtroppo. Questo, stando ai numeri, significa che rimarremo con una sola pluriclasse – spiega la reggente di plesso, la maestra Benedetta –. Purtroppo, ciò si traduce in un minor numero di insegnati, e per noi è un problema, perché mandare avanti più programmi senza compresenza è difficile».
Un’eventualità molto concreta, che però qui non vorrebbero che si realizzasse. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
