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il processo/2 

Cellulare rubato sul bus Non c’è la prova: assolto

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REGGIO EMILIA. Troppe contraddizioni, quindi non è provato che a derubare una studentessa del telefonino su un autobus – il 4 ottobre 2014 – sia stata una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine come il marocchino 30enne Youssef Moumen.

Di sicuro – intorno alle 13 – il furto avvenne sull’autobus diretto a Codemondo, perché “qualcuno” infilò una mano nella tasca della ragazza e altre studentesse se ne accorsero, mettendosi a urlare. Il ladruncolo uscì in fretta dal mezzo alla prima fermata.

Sull’autobus c’era anche la sorella della derubata e successivamente, con il padre, si calarono nelle vesti di investigatori, individuando in stazione quello che consideravano il ladro (era insieme a un altro). Le immagini dell’incontro non sono state recuperate, non venne fatta la perquisizione dai carabinieri a casa di Moumen perché non fu trovata l’abitazione. Una ricostruzione emersa ieri davanti al giudice Simone Medioli Devoto. Sentito anche l’imputato che nega, con foga, di aver rubato il cellulare.

Per la Procura il nordafricano è colpevole e va condannato (4 mesi di reclusione). Invece il difensore Mario Di Frenna – nell’arringa – evidenzia le contraddizioni nelle testimonianze delle due sorelle, sottolineando che non c’è la prova della responsabilità di Moumen. Per l’avvocato non può essere condannato solo per i pregiudizi su «chi in passato ha avuto problemi con la giustizia». Dalla camera di consiglio il giudice esce con l’assoluzione «per non aver commesso il fatto». —

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