«Giovani disagiati Provano piacere nel fare danni»
REGGIO EMILIA. L’attività della questura si concentra in genere sul pronto intervento e la repressione. Ciò non toglie che la polizia di Reggio abbia voluto ricorrere, anche nel caso del branco di bulli, a specialisti in grado di approfondire le realtà che portano i giovani ad agire commettendo reati violenti. «Il nostro obiettivo è cercare di favorire l’integrazione e ridurre il pregiudizio» fa sapere Dino Giovannini, psicologo e docente universitario di Unimore, chiamato ieri anche in conferenza stampa dal questore Antonio Sbordone per offrire il punto di vista di uno specialista che da anni indaga sui disagi. «Siamo abbastanza noti come gruppo di psicologi sociali qui a Unimore per questi contributi che abbiamo dato sulla riduzione del pregiudizio – dice il docente – Il fenomeno illustrato dalla polizia è già in parte definito. Non si tratta infatti di una banda perché le bande hanno delle strutture. Io preferisco in questo caso parlare di gruppi. E anche questo tipo di bullismo viene compiuto in gruppo. Ci sono due persone che agiscono da leader e che hanno la capacità di mettere in atto comportamenti fortemente trasgressivi e che hanno ascendente su soggetti che invece sono poco considerati socialmente, che hanno una struttura identitaria debole e il bisogno di mettersi in evidenza: quindi imitano i comportamenti dei leader».
Ma ciò che caratterizza questi ragazzi «è certamente il retroterra familiare, sociale e culturale specifico – dice Giovannini – caratterizzato da forme alte di disagio. Soggetti che hanno temperamenti e caratteri aggressivi, provano piacere a provocare danno sia verbale ma soprattutto fisico alle persone o a danneggiare un qualche oggetto di proprietà sociale. Le persone che provano disagio si sentono deprivate perché si rendono conto di non poter soddisfare delle aspettative che ritengono che sarebbero loro dovute. Può essere una famiglia alle spalle o un minimo di disponibilità economica, piuttosto che cose banali come l’iPhone. L’individuo diventa frustrato quando pensa di venir deprivato di qualcosa che gli sarebbe dovuto. Il dato interessante è che non necessariamente è proprio così. È sufficiente pensare che sia così». —
E.L.T.
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