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«Gli allievi sono preparati Lo dicono le prove Invalsi Gratifichiamo chi lavora qui»

El.Pe.
«Gli allievi sono preparati Lo dicono le prove Invalsi Gratifichiamo chi lavora qui»

Giuseppina Gentili è la reggente dell’Istituto comprensivo di Villa «Il valore aggiunto è rappresentato da chi insegna in questi plessi» 

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L’intervista

«È un ambiente particolare, ma che tiene il passo con gli altri. Qui, ci sono bambini che dal punto di vista sociale, relazionale hanno meno possibilità vivendo in casolari sparsi, in posti isolati. La scuola diventa in primis luogo di incontro, di relazione, ma anche di apprendimento e questo è adeguato. Ce lo dicono le prove Invalsi: le fanno bene».

Giuseppina Gentili, lei è la dirigente dell’istituto comprensivo di Castelnovo Monti e reggente di quello di Villa Minozzo, sotto cui rientra il plesso di Case Bagatti, perché per i numeri non ne consentono l’autonomia.

«Sì, e sono al mio sesto anno di reggenza. Anche per me è un’esperienza positiva. Ho visto una scuola diversa. C’è un modo di vivere l’esperienza scolastica come investimento da parte di tutto il territorio. Questo è molto forte, perché è l’unica esclusiva agenzia educativa struttura sul territorio. Sono venuti i Nuclei esterni di valutazione, costituiti ad hoc per la valutazione della scuola. Sono venuti in tre, ci sono stati tre giorni, hanno incontrato le famiglie, guardato la documentazione e alla fine ci hanno fatto i complimenti. È una scuola piccola che ha tutto, non manca niente. Ha la sua dignità e assolve il suo compito: garantire un servizio qualitativamente adeguato».

Quanto è importante questo plesso per la realtà territoriale?

«È di presidio, dà l’opportunità di apprendere, di conseguire un successo formativo pari ad altre realtà. Sul piano organizzativo, rispetto ai plessi grandi, lì sono sempre le stesse persone che girano. Chi sceglie di stare lì a insegnare ha dietro una grande motivazione, per loro è un investimento e per questo sono disponibili a fare qualsiasi cosa in più, come essere coinvolti sul piano organizzativo. È il vero valore aggiunto».

Di cosa hanno bisogno questi piccoli plessi?

«Hanno bisogno di investimenti, in termini di stabilità. Questo persone andrebbero gratificate maggiormente, perché si assumono responsabilità e impegni come non avviene in altre realtà. Vanno sostenute, la motivazione va sostenuta, gratificata. Mi vengono in mente le banlieue in Francia, quando Pennac diceva che chi insegna lì guadagna di più».

Qual è il futuro di queste piccole scuole?

«L’unica strada per tenerle aperte è la pluriclasse. E in un territorio così non puoi togliere la scuola; vorrebbe dire mettere in croce le persone e questi bambini, che partono alle 6 da casa per arrivare a scuola al mattino. Il problema è la sopravvivenza di un territorio; queste scuole sono un presidio importante, anche se aprirà la nuova scuola a Villa Minozzo. Sarà un percorso educativo più ampio, che guarda all’ambiente come luogo di apprendimento. C’è molto da riflette sulle opportunità di apprendimento diversificate, dal punto di vista pedagogico». —

El.Pe.

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