Nelle coop bianche crescono gli addetti Caramaschi in pole per la rielezione
In 4 anni 600 lavoratori in più nonostante la crisi dell’edilizia Sabato il congresso dell’associazione con 59.000 soci
REGGIO EMILIA. La crisi dell’edilizia non ha risparmiato le imprese aderenti a Confcooperative, che però nell’ultimo quadriennio ha registrato complessivamente una crescita sia dell’occupazione, con quasi 600 addetti in più, sia del fatturato, aumentato del 4% grazie soprattutto agli ottimi risultati delle cooperative sociali.
Con queste solide credenziali il presidente Matteo Caramaschi riunirà sabato l’assemblea congressuale, chiamata a valutare il bilancio dei quattro anni che la separano dal precedente congresso e a rinnovare le cariche apicali. È probabile la rielezione del presidente, mentre il consiglio provinciale sarà quasi dimezzato, passando da sessanta a quaranta membri in seguito alle modifiche statutarie decise nel 2016.
Successivamente, nel giro di un mese, i consiglieri saranno convocati per ratificare la nomina del consiglio di presidenza, formato da una decina di persone rappresentative dei diversi settori della cooperazione, che saranno scelte su proposta del presidente.
Il congresso di Confcooperative si terrà nella cantina di Albinea-Canali. I lavori avranno inizio alle 8.30 e saranno conclusi dal presidente regionale Francesco Milza. Interverranno, tra gli altri, il sindaco Luca Vecchi, il presidente della provincia Giorgio Zanni e il presidente della Camera di Commercio, Stefano Landi.
Fra i dati che saranno esposti dai relatori spiccano quelli relativi al numero degli occupati, che è salito a 17.500 unità, del fatturato, cresciuto da 1,946 a 2,025 miliardi di euro, dei soci, che sono 59mila (il 2,8% in più) e delle imprese, scese a 380 (tre in meno).
Le migliori performance sono state ottenute dalle cooperative sociali impegnate in servizi socio-educativi, socio-assistenziali e nell’inserimento lavorativo di categorie fragili. In questi ambiti l’occupazione è aumentata di oltre il 9% e i soci e hanno superato le 3900 unità (più 12%). È ritenuto soddisfacente l’andamento del comparto agroalimentare, della cultura, del turismo e dello sport, grazie alla struttura cooperativa che si sono date diverse associazioni sportive dilettantistiche. Il settore del lavoro e dei servizi, invece, è stato penalizzato dalla crisi dell’edilizia. Ciononostante il fatturato è rimasto, nell’insieme, sostanzialmente stabile. Caramaschi attribuisce le maggiori difficoltà incontrate anche alle gare al massimo ribasso e al “dumping contrattuale” praticato da concorrenti che pagano meno i lavoratori: «È una situazione - denuncia il presidente - non più accettabile, perché deriva da un mercato sia pubblico che privato che non può più giocare i propri bilanci e la propria competitività sulla compressione del valore del lavoro delle imprese chiamate in causa da affidamenti e commesse. Siamo stanchi di riconoscimenti formali del ruolo e della funzione sociale della cooperazione, quando tutte le scelte di questi anni in tema di politica economica e di fiscalità sono andate in senso esattamente opposto. La cooperazione è una ricchezza per tutti e lo è per dimensioni, per legami con il territorio e per la capacità di generare partecipazione, equità, giustizia sociale e responsabilità in un sistema economico e sociale sempre più a rischio disgregazione. Perciò chiediamo al legislatore un deciso cambiamento di direzione». —
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