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«Non sono baby gang ma bulli Giovani stranieri non integrati»

E.L.T.
«Non sono baby gang ma bulli Giovani stranieri non integrati»

Il questore al suo ultimo incontro stampa lancia l’allerta per Reggio «Servono più alti livelli di prevenzione sui reati legati a questi ragazzi» 

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l’analisi

«Io non uso il termine baby gang. Anche a Reggio Emilia, come in altre città, non ci sono baby gang. Perché per me la gang è un’organizzazione con un minimo di struttura e che sta insieme per commettere dei reati. Questa situazione a Reggio Emilia non c’è. C’è dell’altro, come temo in altre città: ci sono ragazzini poco meno che maggiorenni che si incontrano normalmente in luoghi della città, in piazze e bar, e danno luogo ad episodi di bullismo. Sono episodi di prevaricazione nei confronti di coetanei, e noi ne abbiamo registrati purtroppo molti nell’ultimo anno».

Antonio Sbordone è praticamente con le valigie in mano. Il questore di Reggio Emilia deve partire per Perugia, nuova sede assegnatagli come massimo dirigente. Però ieri ha fatto comunque capolino durante la conferenza stampa sui bulli che, con le loro violenze, hanno generato un’allerta massima tra i reggiani. E, mentre parlava, in via Dante è arrivato per un primo contatto anche il neo questore Giuseppe Ferrari. In pratica le parole di ieri, per Sbordone, sono una sorta di lascito per Reggio. «Abbiamo proceduto con operazioni importanti l’anno scorso, con arresti che hanno coinvolto anche molti minori – dice il questore uscente – Soprattutto per reati di rapina. Questi ragazzini sono quasi tutti provenienti da altri Paesi, a volta nati in Italia, ma comunque hanno varie nazionalità ma stanno insieme. Tra quelli individuati è evidente la situazione di disagio. Infatti frequentano poco e male la scuola ed evidentemente hanno una necessità di affermazione attraverso però queste modalità violente».

Il questore sottolinea l’attenzione posta sulle aggressioni avvenute in centro, con il lavoro di tutti i reparti della questura. «La gente lo chiede ma non si può mandare tutti in galera. In uno Stato come il nostro non può essere quella la soluzione del problema. Invece ci deve essere un’attività sinergica tra forze di polizia e altre forze sul campo che devono essere compiute per una prevenzione a tutto tondo ma che evidentemente non è a livelli ottimali come dovrebbe essere sul piano dell’integrazione. Perché, insomma, io ci vedo un disagio e una mancata integrazione». —

E.L.T.

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