L’assessora: «L’Appennino è casa mia Lassù nessuno deve sentirsi escluso»
Barbara Lori risponde alla Lettera della Gazzetta. «Come ha suggerito Bonaccini ho comprato un paio di scarpe comode»
“Se l’alto Appennino si “ferrarizzasse...”. Attraverso l’editoriale di domenica il direttore della Gazzetta ha scritto una lettera alla neo-assessora alla Montagna, sempre nell’ambito delle nostre inchiesta dedicate all’alto Appennino. In ordine d’urgenza, la gente della montagna attende di conoscere quali sono gli impegni sulla viabilità, il lavoro e le imprese, i servizi, e poi sull’ambiente, il Parco, il turismo e il marketing territoriale. Oggi Barbara Lori (Pd, parmense di Felino) risponde.
barbara lori
Caro Direttore, voglio subito rassicurarla: la Montagna non è morta. Anzi, in questi ultimi anni ci sono stati piccoli segnali incoraggianti per quanto riguarda il numero dei residenti, che sono aumentati interrompendo la spirale negativa dell’ultimo decennio. Numeri non risolutivi e disomogenei, percentuali ancora minime, ma certo uno sprone a fare ancora di più e meglio.
E di sicuro la Montagna è nei radar di chi ha governato la Regione nella scorsa legislatura e delle forze politiche che hanno sostenuto Stefano Bonaccini nell’ultima tornata elettorale.
Un territorio ovviamente difficile per la sua conformazione, ma fondamentale per continuare a far crescere tutta l’Emilia-Romagna. Innanzitutto, perché è vitale mantenerla sana se vogliamo contrastare in modo efficace il cambiamento climatico e poi perché rappresenta un patrimonio unico dal punto di vista produttivo, storico, culturale e turistico, con saperi e conoscenze introvabili altrove, da cui l’intera regione non può prescindere.
E mi permetta anche una nota personale: la Montagna è la mia casa, da lì viene la mia famiglia d’origine e sarà forse anche per questo che ho sempre “guardato in alto” nel corso dei miei impegni amministrativi. Penso che l’incarico affidatomi dal presidente Bonaccini, che sarà formalizzato a fine febbraio, sottolinei proprio questo aspetto: la centralità ancora maggiore della Montagna e delle aree interne, che più hanno patito gli effetti della crisi economica del 2008, nelle politiche della prossima legislatura.
Un percorso che non inizia oggi. Negli ultimi cinque anni c’è stata una serie di provvedimenti dedicati appunto alla Montagna di cui, sono convinta, vedremo già a breve alcune ricadute positive: dal dimezzamento dell’Irap per imprese, commercianti e artigiani fino all’azzeramento per le nuove attività; al bando da 10 milioni di euro in arrivo entro aprile che stanzierà contributi fino a 30 mila euro per le giovani coppie che decidono di acquistare o ristrutturare un’abitazione; agli investimenti per la banda ultra-larga che entro il 2021 permetterà di portare il digitale in tutti i Comuni appenninici e poi le risorse per la sicurezza idrogeologica, la viabilità, la sanità e la scuola.
Misure importanti ma che sappiamo non devono accontentarci se vogliamo arrivare nei prossimi anni a un pieno rilancio delle zone montane. Senza anticipare troppo, prima del passaggio istituzionale in Assemblea legislativa che formalizzerà i componenti della prossima Giunta Bonaccini con le rispettive deleghe, posso dire però questo: nessuna politica, per quanto efficace, può funzionare se non è calibrata sul territorio e le persone che lo abitano e vivono.
Per cui il mio impegno, in primo luogo, sarà declinare ogni azione e ogni risorsa sulla base dei reali bisogni espressi dai singoli territori in modo puntuale. Questo vuol dire rafforzare la rete di relazione che in questi anni ho costruito con le aziende, le imprese agricole, le associazioni e le amministrazioni della nostra Montagna.
Nessun progetto potrà infatti camminare senza condivisione e confronto e senza contare sul sostegno di una rete forte che lo fa proprio.
Quando la settimana scorsa ha presentato a Bologna la composizione della nuova Giunta, il presidente Bonaccini ha ricordato in un passaggio di avermi suggerito di allacciarmi bene le scarpe perché nei prossimi cinque anni dovrò camminare molto. Solo in questi ultimi mesi, nel corso della campagna elettorale, ho percorso più di 4mila chilometri, di cui buona parte proprio in Appennino.
Ecco, questa è di sicuro la prima promessa e la prima certezza: starò poco in ufficio e molto sul territorio perché voglio continuare il confronto con le realtà imprenditoriali ed economiche, quelle del terzo settore, le associazioni e le istituzioni, guardando in faccia le persone per ascoltare non solo le urgenze, le loro esigenze e i loro bisogni ma anche le aspettative di respiro un po’ più ampio. Ritengo infatti fondamentale la costruzione di una rete stabile di persone che “vogliono bene” alla nostra Montagna per dar vita nei prossimi anni a un percorso virtuoso di rilancio condiviso. E accanto a questo voglio aggiungere un elemento per me fondamentale: l’importanza di garantire servizi sociali, sanitari e educativi in grado di assicurare a chi vive in montagna pari opportunità. Se vogliamo che la nostra regione continui a mantenere gli standard elevati che ha a livello europeo sia dal punto di vista economico che dei servizi, dobbiamo far sì infatti che ogni cittadino emiliano-romagnolo, in ogni provincia, da Piacenza a Rimini, che risieda in pianura, al mare o in montagna, abbia le stesse opportunità di crescita e di lavoro.
Un impegno quindi per garantire equità, continuando sempre a “guardare in alto”.
Mi aspettano cinque anni di lavoro che ho intenzione di utilizzare tutti per portare la “mia casa” a rafforzare le proprie fondamenta in modo da essere sempre più solida e resistente. E vorrei diventasse una casa sempre più accogliente, dove nessuno possa sentirsi escluso.
Ma avremo modo di riparlarne a breve, se vorrà, anche su queste pagine, non appena la Giunta si sarà insediata formalmente. Per il momento, come suggerito dal presidente Stefano Bonaccini, ho comprato un paio di scarpe molto comode. —
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