Perquisizioni a raffica in dieci città del nord
REGGIO EMILIA. Sono sette i reggiani indagati. Oltre ai due imprenditori già finiti al centro della prima indagine, iscritti nel registro degli indagati ci sono i legali rappresentati di due società che hanno sede nel Reggiano: una che conferiva i rifiuti “spacciati” per sottoprodotti (i cui legali rappresentati sono un 53enne e un 78enne di Modena), l’altra che produce mangimi (il legale rappresentante è un 72nne di Parma). Indagati anche i legali rappresentanti di due società reggiane di autotrasporto (quelle che effettuano gli spostamenti con una documentazione che, per chi indaga, non era regolare) ovvero un 86enne e un 56enne di Reggio. Le perquisizioni – in totale 17 – sono state effettuate oltre a Reggio anche a Milano, Brescia, Trieste, Udine, Venezia, Treviso, Torino, Cremona, Mantova dove si trovano le industrie dolciarie o alimentari produttrici del rifiuto spacciato per sottoprodotto e dove si trovano allevamenti, impianti di biogas o fabbriche di mangimi che accoglievano quello stesso materiale per farlo rientrare nel loro ciclo produttivo, attraverso una documentazione irregolare.
Da qui il sequestro delle 8 tonnellate di materie prime per mangimi non conformi in quanto scadute o prive delle necessarie autorizzazioni per il commercio (ai sensi del regolamento comunitario sull’igiene dei mangimi), di due autocarri privi dell’autorizzazione al trasporto di rifiuti oltre a varia documentazione contabile e informatica. Inoltre, nella sede di Mancasale della società i militari del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro hanno riscontrato la presenza di due lavoratori in nero. L’attività è stata sospesa e multata per 10.800 euro. —
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