Gazzetta di Reggio

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Prodotti scaduti dell’industria alimentare nei mangimi e per il biogas, 13 indagati

Elisa Pederzoli
Prodotti scaduti dell’industria alimentare nei mangimi e per il biogas, 13 indagati

Per i carabinieri forestali sono rifiuti ma venivano trasportati e lavorati come sottoprodotti e senza le autorizzazioni 

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Tredici indagati, 17 perquisizioni, 8 tonnellate di materie prime poste sotto sequestro così come due autocarri e un ingente quantitativo di documentazione.

Sono i numeri dell’operazione dei carabinieri forestali denominata “DolceAmaro”. Sotto la lente degli investigatori del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Reggio c’è la gestione degli scarti di lavorazione dell’industria alimentare e dolciaria. Sottoprodotto, secondo le carte con cui venivano movimentati. Rifiuti, per chi indaga. Da qui, la denuncia a vario titolo e in concorso per trasporto e smaltimento di rifiuti non autorizzato, frode in commercio e commercio di sostanze alimentari nocive.

LE INDAGINI

Si tratta del proseguimento di una indagine che già nel maggio dell’anno scorso aveva portato alla denuncia di due imprenditori – un uomo e una donna rispettivamente di 34 e 33 anni, entrambi residenti a Reggio – e al conseguente sequestro delle loro attività a Santa Vittoria di Gualtieri. Autorizzati al solo commercio di mangimi, quello che invece facevano era ritirare dalle aziende di panificazione e di produzione dolciaria i prodotti scaduti. Per poi destinare questi alla produzione di mangimi, agli allevamenti, alla produzione di biogas.

Meno di un anno dopo, gli investigatori hanno scoperto che nonostante il sequestro e la prima indagine i due avevano aperto un’altra società in via Raffaello Sanzio, a Mancasale. Con la quale continuavano a operare in quel modo. Ma che anche le due società sequestrate figuravano ancora in attività. Da qui, la perquisizione di 17 siti dislocati nel Nord Italia relativi ad attività dell’industria dolciaria, della panificazione, del biogas e della produzione e commercio di mangimi che ha visto il coinvolgimento di 55 militari in azione, in collaborazione con i reparti carabinieri forestali del Nord Italia.

L’escamotage, secondo gli inquirenti, è che facendo figurare come un sottoprodotto ciò che invece è rifiuto, le società produttrici risparmiavano in termini di costi di trasporto e smaltimento. Dall’altra parte, il destinare alla produzione di biogas o di mangimi per allevamenti prodotti scaduti, lascia aperte delle incognite sulle conseguenze.

Se infatti un impianto biogas è costruito per bruciare un certo tipo di prodotto e autorizzato a spandere nei campi coltivati un digestato – che è lo scarto del processo produttivo – di origine certa, in questo modo l’origine non è così accertata e resta il rischio di inquinamento. Stesso discorso per i mangimi, prodotti con sostanze scadute e potenzialmente pericolose. —





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