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Reggio Emilia, sotto ricatto dà 54mila euro a una prostituta: «Paga o parlo con tua moglie»

Tiziano Soresina
Reggio Emilia, sotto ricatto dà 54mila euro a una prostituta: «Paga o parlo con tua moglie»

Nel mirino di una 34enne nigeriana un cliente affezionato: un 64enne reggiano, dipendente pubblico, sposato con una donna pure lei nigeriana

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REGGIO EMILIA. Spunta, ieri mattina, da un processo una vicenda a dir poco pruriginosa. E il succo è tutto in una frase: «O mi paghi o dico tutto a tua moglie. Ho tutte le registrazioni, audio e video, dei nostri incontri».

Un vero e proprio ricatto a luci rosse con protagonista – secondo il pm Giacomo Forte – una prostituta nigeriana 34enne. Nel mirino di quest’avvenente africana un cliente che conosce bene, cioè un 64enne reggiano, dipendente pubblico, sposato con una donna pure lei nigeriana.

Quest’ultimo ha raccontato agli inquirenti di aver pagato il suo silenzio sulla relazione extraconiugale con quasi 54mila euro a cavallo degli anni 2015 e 2016, per poi dire “basta” e poi denunciare il tutto in questura. Da parte sua la 34enne, invece, nega («Se avessi davvero intascato quella cifra non farei ancora la prostituta»), ma ora è sotto processo (è assistita dall’avvocato Mario Di Frenna) e deve difendersi dall’accusa di estorsione.

Da quanto ricostruito in udienza, il reggiano – a suo dire stanco di subire queste continue richieste di denaro (ogni volta non meno di tremila euro) da parte della prostituta decide di vuotare il sacco con la moglie che lo perdona, mettendoci subito una pietra sopra a quei tradimenti. E marito e moglie decidono di fare denuncia.

Il 34enne – costituitosi parte civile tramite l’avvocato Liborio Cataliotti (sostituito ieri in aula dal collega di studio Costantino Diana) – ha deposto ieri mattina davanti al giudice Silvia Guareschi.

È emerso che lui e la prostituta si conoscevano già da sei anni. Si incontravano in località La Bruciata (in territorio modenese) dove avvenivano i rapporti sessuali a pagamento, perché lì spesso la nigeriana “lavorava” di notte.

Agli atti vi sono alcuni estratti-conto bancari che proverebbero il prelievo di ingenti somme di denaro da parte dell’uomo, ma non vi sarebbe la certezza sul fatto che quei soldi siano stati dati effettivamente alla prostituta nigeriana. Fra l’altro lei sostiene di aver ricevuto soldi solamente relativi alle prestazioni sessuali, oppure qualche consegna di denaro supplementare in quanto «erano diventati amici».

Il processo è ormai ad un passo dalla sentenza, ma il giudice ha ancora diversi dubbi su questa storia hard e ieri – al termine – ha disposto una sorta di supplemento di indagine (sulla base dell’articolo 507 del codice penale), per raccogliere ulteriori prove e testimonianze.

Nella prossima udienza fissata per il 2 aprile – in cui, comunque, giungerà la decisione – sarà infatti sentito anche il fratello del 64enne: con lui si sarebbe confidato.

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