Spadoni su Manicardi «Accuse confermate? Sarebbe un fatto grave»
CADELBOSCO SOPRA. «Apprendo con sgomento la notizia che una donna ha querelato per percosse e violenza privata Ivano Manicardi (nella foto), presidente della locale sezione Anpi. Se le accuse dovessero essere confermate, si tratterebbe di un fatto davvero grave». È quanto afferma la reggiana Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera. «Leggo che la donna è attiva nel movimento che si oppone alla “fabbrica delle polveri” – prosegue Maria Edera Spadoni riferendosi alla ex Kis di Zurco – colossale impianto di trattamento delle argille per la ceramica; qualsiasi cittadino è libero di esprime le proprie idee, soprattutto quando teme che il diritto alla salute possa venire meno. Sono sicura che i magistrati faranno luce su questo caso quanto prima».
Nei giorni scorsi Anna Barbieri, 66 anni, ex operatrice sociosanitaria in pensione, ha denunciato Ivano Manicari, presidente Anpi e membro del direttivo Pd di Cadelbosco Sopra, per l’episodio avvenuto giovedì scorso al termine del consiglio comunale. Secondo la sua versione, è stata spintonata e presa a male parole da Manicardi, pertanto si è rivolta a un legale per presentare querela.
«Mi aspettavo, quantomeno, delle scuse da parte di Manicardi – ha raccontato Anna Barbieri – che, a quanto pare, non sono arrivate, per cui ho deciso di querelarlo. Io sono barricata in casa perché ho paura di incontrare questo signore in giro per il paese, di sentirmi minacciata e offesa. Io voglio vivere. Sono grata a quelle persone che, giovedì sera, a fine consiglio, sono intervenute assieme a mio marito per difendermi, ma nello stesso tempo sono delusa da chi, rappresentando una carica istituzionale, non si è avvicinato, mentre ero seduta in piena crisi di pianto, per sapere come stavo o per un bicchiere d’acqua. Inoltre, mi dispiace doverlo dire, ma il comunicato dell’amministrazione comunale mi ha umiliato e ferito ancora di più prendendo le distanze e definendo “un diverbio” una reale aggressione».
Anna Barbieri ha rivelato un particolare inquietante: «Mi è arrivata la telefonata del comandante dei carabinieri. L’ho incontrato e mi ha parlato di un “elenco di persone”, in cui c’era anche il mio nome, inviato da non si sa chi, nel quale si faceva presente che con i nostri post su Facebook avremmo potuto istigare cittadini ad atti di vandalismo. Ma io, donna di 66 anni, pensionata, chi avrei istigato? Il comandante mi ha tranquillizzato perché, secondo la sua opinione, nei miei post, non si configuravano reati. Col senno di poi ho realizzato che qualcuno ci voleva intimidire». —
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