Catellani è stato denunciato anche per minacce al sindaco
Deve rispondere di abbandono di animali e interruzione di pubblico ufficio Monica: «Da parte nostra buona volontà, ma certe parole non le accetto»
Denunciato per abbandono di animali, interruzione di pubblico ufficio, minaccia a esponente politico e si sta valutando ulteriori querele per diffamazione, per tutto quanto dichiarato a mezzo stampa, o social.
Questo l’epilogo ultimo della vicenda dogo argentini, i cani sequestrati per maltrattamenti nel Comune ligure di Perinaldo, finiti dopo vari passaggi nel canile privato Madonna delle Guadalupe di Castelnovo Sotto e al momento senza che sia chiarito in maniera univoca chi deve pagare per il loro mantenimento. E diventati oggetto di una contesa senza esclusione di colpi da parte del direttore sanitario del canile, il veterinario Marco Catellani. Che non ha esitato nei giorni scorsi a lasciare due degli esemplari davanti all’ufficio del sindaco, legati alla ringhiera. Ora i due animali sono stati presi in carico dal Comune, «in quanto autorità sanitaria» chiarisce Monica. È all’indirizzo di Catellani che sono partite le denunce da parte del primo cittadino.
«Siamo in una situazione complicata, dove non siamo in grado di dare soldi al canile Madonna delle Guadalupe perchè ci sono delle norme che lo stabiliscono e di certo non lo possiamo fare senza un’evidenza pubblica, altrimenti dovremmo risponderne alla Corte dei Conti – chiarisce il sindaco – Ma bisogna sottolineare che dall’altra parte c’è una società privata (il canile, ndr) che vanta un credito verso un ente non ben definito. Se ritiene che sia il Comune di Castelnovo Sotto deve fare un decreto ingiuntivo e noi replicheremo con le nostre regioni, ma non lo hanno fatto».
Ci sono due piani in questa vicenda. Il primo è quello della delicata situazione dei poveri cani, che già hanno sulle spalle un passato difficile di maltrattamenti rilevato dopo un controllo nel 2014 nell’allevamento in cui vivevano: erano 30 quando scattò il sequestro, ora si parla di 12 cani. Non è noto che fine abbiano fatto gli altri. Se i due imputati se la sono cavata con lievi conseguenze penali, il futuro degli animali è ancora incerto. Dopo quasi sei anni. L’altro piano è quello della battaglia che sta conducendo Catellani, con puntuale aggiornamento via social network per portare il Comune di Castelnovo Sotto a prendersi i cani. Fino appunto al gesto eclatante dei due animali lasciati in municipio. «La buona volontà per affrontare la situazione da parte nostra c’è, ma non si accetta nel modo più assoluto di ricevere minacce, diffamazioni. Di essere accusato di essere omertoso: una parola che ha un certo significato» dichiara Monica.
Dopo quell’incursione il sindaco ha firmato un’ordinanza che vieta l’accesso a cani che pesano più di 10 chili in municipio. Una misura chiaramente legata a quanto accaduto. «C’era ricevimento pubblico, gli uffici erano aperti. Potenzialmente un cittadino poteva trovarsi davanti uno di questi esemplari, che magari era legato alla perfezione, anche se so che il primo non aveva la museruola. Non possiamo sapere come ogni persona reagisce di fronte alla presenza del cane. Le sensibilità sono differenti – chiarisce Monica – Come sindaco sono chiamato a tutelare dipendenti e cittadini. Questo è il motivo dell’ordinanza».
Resta il garbuglio che la sentenza del giudice del tribunale di Imperia ha innescato. «A noi è arrivata una notifica inusuale, scritta a mano – spiega il sindaco – di una situazione di cui non eravamo assolutamente a conoscenza, che riguarda un canile privato. Il giudice ha fatto rifermento a una sentenza della Cassazione relativa a un caso molto distante dal caso specifico, dove c’era coincidenza tra il Comune del sequestro e il Comune dove si trovavano i cani». Ma nemmeno la successiva comunicazione del giudice al Comune di Castelnovo Sotto ha risolto il bisticcio. Ha parlato «di questioni squisitamente amministrative da risolversi tra i Comuni interessati». Dove Perinaldo, però, non ne vuole sapere a quanto pare di farsi carico dei cani. «Da parte nostra c’è tutta la buona volontà di risolvere la situazione. Perinaldo non può tirarsi indietro. Se non ci sarà una soluzione alternativa, i cani li prenderemo alla Quiete ma faremo valere i nostri crediti nei confronti del Comune» aggiunge Monica. Che non nasconde come una sentenza così metta in seria difficoltà tutti i Comuni che ospita sul territorio canili privati che sono nelle liste dei tribunali e accolgono animali confiscati. A Castelnovo Sotto ce ne sono due: «Potenzialmente, è qualcosa che potrebbe mandare in dissesto il Comune. Mentre i canili accettano, come legittimo, il rischio di impresa.Tra l’altro questi cani prima di arrivare qui erano a Massa Lombarda». —
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