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La Corte unifica i due riti dal 3 marzo si entra nel vivo

La Corte unifica i due riti dal 3 marzo si entra nel vivo

Francesco Amato si scaglia di nuovo contro il giudice reggiano Cristina Beretti Ancora silenzio sulla ricusazione di un magistrato avanzata da Pasquale Brescia

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BOLOGNA. Nuova udienza del maxiprocesso d’appello di Aemilia – nell’aula-bunker della Dozza, a Bologna – e nuove schermaglie processuali, comunque ieri qualche punto-fermo è stato ottenuto durante le cinque ore di battaglia legale.

La Corte ha innanzitutto stabilito, com’era nell’aria, di accorpare in un unico procedimento chi ha optato per il rito abbreviato (24 accusati di associazione mafiosa) e le 120 posizioni che hanno scelto il rito ordinario (fra cui 10 nei guai per associazione mafiosa). All’unificazione dei due riti si sono opposti alcuni avvocati difensori che temono la contaminazione delle rispettive piattaforme probatorie, che i giudici hanno però assicurato rimarranno ben distinte.

L’accusa ha depositato una quindicina di documenti riguardanti indagini ed ordinanze cautelari su operazioni antimafia (Grimilde, Minotauro, gli omicidi nel Reggiano del 1992 e via di questo fatto) ritenute attinenti al maxiprocesso in corso. Inoltre sempre i quattro pm, tramite una memoria, hanno chiesto la sospensione dei termini di custodia cautelare, con l’obiettivo che chi ha misure restrittive non esca sino alla fine del maxiprocesso. Il collegio giudicante si esprimerà sul punto nella prossima udienza, cioè il 3 marzo. Nella stessa data verrà con ogni probabilità affrontata la questione della ricusazione del giudice a latere Giuditta Silvestrini, avanzata dall’avvocato di Pasquale Brescia. «Il giudice Silvestrini ha fatto parte della Corte che in Appello ha condannato Brescia per l’invio di una lettera al sindaco di Reggio Emilia – aveva spiegato l’avvocato Gregorio Viscomi – ritenendo intimidatorio, minaccioso, il contenuto di quella lettera, evincendolo dalla condanna nel primo grado di Aemilia del mio assistito per associazione mafiosa, accusa in cui è contenuto anche l’invio di quella missiva. Insomma, si dà per provato che Brescia faccia parte dell’associazione mafiosa, cosa che invece dovrà essere valutata in questo secondo grado di giudizio». Anche i legali di un’altra decina di imputati (nella seconda “tappa”) ne hanno chiesto l’astensione per incompatibilità (ha fatto parte del collegio di secondo grado degli abbreviati di Aemilia), ma ricevono un netto rifiuto. «Non ha intenzione di astenersi – spiega il presidente Alberto Pederiali – perché nell’altro processo non sono state in alcun modo prese in considerazione le posizioni degli imputati per i quali ora è stato formulato l’invito all’astensione».

A movimentare l’udienza, sostanzialmente tecnica, ci ha infine pensato Francesco Amato (condannato in primo grado a 19 anni). Si è scagliato – in videocollegamento – di nuovo contro l’attuale presidente del tribunale di Reggio, Cristina Beretti (nella Corte di primo grado), che aveva in passato definito «un morto che cammina» ed è tornato a esternare le sue posizioni sul terrorismo islamico. L’imputato è stato velocemente zittito. —

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