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l’insegnante 

«Queste donne non si arresero Vorrei avere il loro coraggio»

Adr.Ar.
«Queste donne non si arresero Vorrei avere il loro coraggio»

Maria Giovanna Borsalino docente dell’Istituto Galvani Iodi scrive le impressioni suscitate dalla visita al campo «Un cimitero nelle dolci acque»

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BERLINO. Il Viaggio della Memoria è un’esperienza pensata prima di tutto per gli studenti, ma vi sono anche altri grandi protagonisti, i docenti. Anche loro si trovano di fronte all’impatto emozionale, fortissimo, che i luoghi del viaggio possono generare, e che l’età adulta può filtrare solo in parte. Maria Giovanna Borsalino, insegnante dell’Istituto Galvani Iodi di Reggio Emilia, è tornata in città dopo la visita a Ravensbruck con tanti pensieri e tante immagini. A partire dallo scenario bucolico in cui è sistemato il campo di prigionia. «Un lago... che voglia di tuffarmi! I prati sono splendidi, l’aria è tiepida, ci sono fiori e uccellini... durante il viaggio abbiamo visto falchi e caprioli... Le barche sul lago, il porto, il paese e la chiesa, con il campanile che svetta nel cielo limpido», inizia il suo “viaggio”. Un cammino che si ferma, ancora una volta, all’omaggio floreale. «Due boe gialle... delimitano un cimitero nelle dolci acque. Bellezza, vacanze, tortura, morte: contraddizioni stridenti. Ma reali. Ora le tocco con mano. E mi catturano. Qui si sente qualcosa, voci, presenze. Speranza. Quella speranza simboleggiata dal fiore piantato nella fossa comune su cui è cresciuto un roseto, simbolo delle donne, all’altezza della targa dell’Italia», continua. «Io ho lasciato il mio fiore ai piedi di un forno, quello su cui le donne sopravvissute hanno scritto i loro nomi alla liberazione del campo, il 30 aprile 1945; tra loro c’era anche Maria Arata, emiliana».

Un tributo a chi ha resistito: «Per loro ho lasciato il fiore, per loro, perché la vita non si è arresa neppure in quelle estreme condizioni, e per le donne cremate lì. Sì, perché anche in questo posto, uno dei tanti in cui il male si è insinuato dappertutto, qualcuno non ha ceduto. Non si è arreso. Qualcuno ha osato ribellarsi, amare cercando con gli occhi una persona al di là del filo spinato, soccorrendo chi ne aveva bisogno... molte hanno pagato con la vita questi gesti eroici, ma qualcuna ce l’ha fatta, per potercelo raccontare. Per testimoniare». Maria Giovanna si interroga su cosa hanno patito e cosa hanno pensato quelle donne tenaci: «Vorrei questo coraggio, che sfida la morte e le torture. Vorrei essere davvero, e in ogni momento, prossimo per chi mi sta vicino. Come queste donne. Perché credo nell’uomo e nella vita, perché non voglio arrendermi, ma concimare quel fiore di rinascita in ogni momento, nel tempo e nello spazio che mi è dato di abitare. Rinascita che sta a noi». Solo a noi: «Non dobbiamo sperare che tutto questo non si ripresenti, dobbiamo fare in modo che non si ripresenti. Perché ogni sguardo, ogni pensiero, ogni gesto ha delle conseguenze». —

Adr.Ar.

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