Goldoni, barra dritta sul concordato
Fumata nera dal summit di ieri tra sindacato e direzione Ora si attendono il tavolo di crisi e la nomina del curatore
RIO SALICETO. Ieri pomeriggio, come annunciato, dopo la riunione in videoconferenza del consiglio di amministrazione della Goldoni Arbos di giovedì 20, la Fiom Cgil di Carpi, assieme alle Rsu aziendali, hanno incontrato la direzione.
Nell’incontro non sono emerse novità sostanziali, se non quella dell’intenzione dei vertici della Goldoni Arbos di andare avanti nella procedura di concordato preventivo in bianco.
A questo punto Rsu e Fiom Cgil non possono fare altro che attendere la convocazione nella sede della Regione Emilia Romagna per aprire il tavolo di crisi. I sindaci di Carpi e Rio Saliceto, dal canto loro, attendono anche la nomina, da parte del Tribunale di Reggio Emilia, del curatore che dovrà stabilire le regole del concordato preventivo per verificare gli spazi di manovra.
La richiesta, tuttavia, delle Rsu e della Fiom Cgil nell’incontro con la direzione aziendale di ieri, resta sempre quella del ritiro immediato della procedura di concordato preventivo e il pagamento dei fornitori. La produzione è ferma da ottobre 2019.
I 240 lavoratori della Goldoni Arbos, in tutti questi mesi, sono andati al lavoro senza avere davanti catene di montaggio o di pezzi da assemblare. Eppure appena cinque anni fa, dopo ottant’anni la Goldoni, sfiancata da una lunga crisi che l’aveva costretta a depositare in tribunale la domanda di concordato in bianco, firmò l’accordo con il quale impresa e marchi passarono nelle mani della holding di Foton Lovol, il colosso della provincia di Shendong (3,2 miliardi di fatturato) che è il principale costruttore di macchine agricole del gigante asiatico.
Lovol Arbos Group è, infatti, la controllata con la quale il big cinese coordina tutte le attività industriali in Europa, l’evoluzione del centro di ricerca e sviluppo Lovol Europe Engineering costituito nel territorio bolognese nel 2011 e oggi base operativa continentale.
L’intesa era stata seguita dall’acquisizione dello storico marchio piacentino Arbos e di Matermaac di San Vito al Tagliamento (Pordenone) che opera nel campo della meccanica agricola da circa 35 anni e che è entrata nell’orbita di Foton Lovol all’inizio del 2015.
Evidentemente l’obiettivo di fatturare 210 milioni di euro per il 2020, come era stato annunciato dai vertici della multinazionale, è lungi dall’essere raggiunto.
Lovol prima ha creato da zero un centro di ricerca & sviluppo (per sviluppare tre famiglie di trattori da 100 a 270 cavalli da fabbricare poi in Cina, sfruttando il minor costo della mano d’opera), integrato ora a Migliarina; poi, nel 2015, ha acquisito per 17 milioni di euro la Matermacc di Pordenone; nel 2016 ha salvato in tribunale a Modena impianti e occupati della Goldoni (28,6 milioni per acquisirla e altri 30 per ricapitalizzarla).
La strategia commerciale di Lovol Arbos Spa era quella di conquistare i mercati di Europa, Turchia, Russia, Iran e Sudafrica dato che America, India e Brasile sono bloccati da barriere all’ingresso, con trattori italo-cinesi, per contenuti tecnologici, convenienza, design, innovazione e sostenibilità, al giusto prezzo. Evidentemente i calcoli della dirigenza cinese sono stati disattesi. —
Mauro Pinotti
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