Orti urbani, chi vince il bando può coltivare per otto anni
REGGIO EMILIA. Baragalla, Canale Secchia, Montenero, Orologio, Spallanzani. Sono gli orti urbani che da anni – i primi sono nati alla fine del 1980 – vengono coltivati in città da chi vince il bando comunale. A breve il regolamento del 2017, che tra le altre cose vieta l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche, verrà rivisto. Il bando, finora, prevedeva una rotazione quinquennale, ma gli orticoltori hanno fatto presente al Comune che, così, chi lavora la terra non riesce a cogliere i frutti della sua fatica. «Ci hanno spiegato che la terra va prima dissodata, poi va fatta riposare – racconta l’assessore Valeria Montanari – e che nei primi anni il terreno non dà mai un raccolto abbondante. Quindi abbiamo deciso di prolungare l’assegnazione a 7-8 anni».
Assessore, ma chi partecipa al bando?
«Da quando, nel 2017, l’abbiamo aperto a tutti, si candidano molte famiglie, ma anche tanti giovani. Spesso due famiglie o più amici si mettono d’accordo per coltivare lo stesso orto, in modo che tutti possano andare in vacanza, ad esempio».
La coltivazione deve essere biologica, ma date anche indicazioni su cosa deve, o non deve, essere coltivato?
«No, ognuno sceglie cosa piantare. In passato però abbiamo fatto corsi di formazione per spiegare cosa conviene piantare in base al periodo o al terreno, perché non tutti quelli che vincono il bando hanno competenze. Abbiamo anche organizzato corsi tra pari, durante i quali i più esperti prendevano per mano i “novellini”».
Nessun litigio tra vicini?
«Io gli orti li chiamo “condomini verdi”... quindi sì, spesso si litiga o si discute, però poi si fa la pace. Gli orti non sono solo un luogo in cui coltivare verdura e ortaggi, ma un modo per stare insieme, socializzare. Abbiamo organizzato concerti negli orti, addirittura feste, aperitivi... C’è persino chi va a farci yoga».
Avete intenzione di crearne di nuovi?
«Ci stiamo pensando, al momento stiamo facendo una ricognizione nei 400 lotti esistenti, parlando con gli orticoltori e ascoltando le loro istanze. Comunque in città ci sono anche gli orti gestiti dalle associazioni, come quello del Mauriziano, della Cooperativa sociale agricola “La Buona Terra”, del parco Santa Maria, dello Zanelli e l’Ortamisù collocato nell’area verde del Servizio di Salute Mentale. E poi ci sono l’Ort gestito dai volontari del circolo Arci Tunnel, l’Orto dei cassoni del centro sociale “Coviolo in festa” e l’ortofrutteto della Reggia di Rivalta, soprannominato il Giardino di Carlotta perché realizzato seguendo il disegno del giardino segreto di Carlotta d’Orleans. Alle Acque Chiare, invece, c’è il Giardino di Gabrina, un orto di erbe aromatiche e officinali. Infine l’Orto di Abreer, che è coltivato dal 2002 da alcuni cittadini del Burkina Faso». —
M.R.
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