Gazzetta di Reggio

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«Così gestiremo le persone in quarantena nella Rems»

Martina Riccò
«Così gestiremo le persone in quarantena nella Rems»

Nicolini sulla struttura per gli isolamenti non domiciliari «Ci saranno casi sospetti che non possono stare in casa»

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Trenta camere singole, ciascuna con il proprio bagno, divise in due unità: una da dieci posti letto e una da venti. La Rems di Reggio Emilia (ovvero la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza che si trova in via Montessori, a Due Maestà) si prepara ad accogliere chi, in Emilia Romagna, sarà venuto in contatto con un caso accertato di Coronavirus senza avere a sua volta sviluppato i sintomi.

«Questa struttura servirà per chi avrà necessità di rispettare i 14 giorni di quarantena ma non potrà farlo a casa sua – spiega il direttore generale dell’Ausl Fausto Nicolini – Non parliamo di malati, ma di persone asintomatiche che però, essendo venute in contatto con casi accertati, dovranno comunque rispettare un periodo di quarantena. In caso di sospetto, scatta l’analisi epidemiologica da parte dei servizi del Dipartimento di sanità pubblica: vengono cioè effettuati i tamponi e contemporaneamente vengono valutate le condizioni abitative del paziente. Se le condizioni abitative vengono ritenute non idonee a eseguire la quarantena, piuttosto che portare un soggetto che è asintomatico all’interno di un ospedale si è deciso di ricoverarlo in strutture che servano per l’attuazione della quarantena fuori dall’ambiente domestico».

Questo varrà anche in caso di tamponi negativi: «Mettiamo che una persona sia stata in contatto con una persona che è stata ricoverata a Lodi, questa persona deve fare il tampone, anche se è asintomatica. L’esito si ha in una giornata. Se il tampone è positivo, questa diventa un caso. Se il tampone è negativo si fa solitamente un secondo tampone e se anche il secondo tampone è negativo questa persona non ha bisogno di stare in ospedale, ma deve stare in quarantena per 14 giorni perché potrebbe positivizzarsi nel tempo».

Alla Rems di Reggio Emilia non ci saranno dunque pazienti che necessitino di assistenza clinica. «I soggetti che saranno ospitati qui – spiega Nicolini – dovranno restare nelle loro stanze e saranno serviti da personale che avrà prevalentemente il compito di portare i pasti e sentire se ci sono bisogni particolari. Personale che ovviamente sarà dotato dei necessari dispositivi di protezione. Qualora un paziente manifestasse dei sintomi durante i 14 giorni, verrà trasferito in una struttura sanitaria».

La Rems di Reggio Emilia è stata costruita con fondi regionali per sostituire l’Opg, ossia l’Ospedale psichiatrico giudiziario la cui chiusura è stata disposta dalla legge del 2015. Costata 7 milioni di euro, avrebbe dovuto essere inaugurata in dicembre, poi l’apertura era slittata a marzo perché la struttura era stata ritenuta ancora troppo poco sicura.

Ora l’inaugurazione attenderà: le trenta camere, infatti, saranno occupate da pazienti asintomatici che non possono trascorrere il necessario periodo di quarantena nella propria abitazione. «Siccome quello di Reggio era l’Ospedale psichiatrico giudiziario di riferimento dell’Emilia Romagna – spiega Nicolini – in ambito di organizzazione regionale si decise di costruire una Rems qui proprio perché vi erano già presenti le competenze professionali per gestire questo tipo di pazienti. Nell’attesa che si costruisse la struttura finanziata dalla Regione, i pazienti sono stati mandati a Parma e a Bologna, in strutture temporanee. I lavori alla Rems sono stati conclusi nel 2019, eravamo pronti a inaugurare la struttura a dicembre, ma per motivi legati a dei protocolli operativi, di sicurezza esterna, l’inaugurazione è stata rimandata. A questo punto è perfetta per il contenimento di pazienti non sintomatici in quarantena. Noi avevamo deciso di usare la Rems per Reggio, ma la nostra idea è piaciuta e così è diventata la struttura di riferimento regionale». —





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