Gazzetta di Reggio

Reggio

LA SITUAZIONE ALLA “PULCE” 

«In carcere sospesi i colloqui tra detenuti e familiari»

Roberto Fontanili

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La creazione di una apposita sezione in cui tenere in quarantena per due settimane i nuovi arrivati nella casa circondariale di via Settembrini e il divieto, già in vigore, di tradurre o ricevere carcerati provenienti da altri istituti penitenziari, sono solo le due prime misure assunte dalla Direzione del carcere reggiano per evitare che il Coronavirus possa entrare in via Settembrini.

«Siamo in attesa di disposizioni da parte della Direzione che ha già avuto un colloquio con i dirigenti della Sanità pubblica. Inoltre abbiamo chiesto un protocollo da seguire per non lasciare spazio allo spontaneismo dei singoli e al tempo stesso non creare allarmismo» hanno detto ieri i rappresentanti degli agenti della Polizia Penitenziaria che, nel frattempo, hanno chiesto che venga loro fornito tutto il materiale necessario (dai guanti alle mascherine alle tute) per non essere esposti a un eventuale contagio da parte di un detenuto che risultasse positivo ai controlli sanitari.

Una situazione tutt’altro che improbabile per il carcere di via Settembrini, che oltre a essere sovraffollato come qualsiasi altra Casa circondariale, è studiato e progettato per evitare le evasioni ma non per essere impermeabile agli agenti patogeni che arrivano dall’esterno.

«Il carcere è una città nella città, in cui quotidianamente entrano decine e decine di persone. Da fornitori, agli operatori sanitari, agli educatori, agli avvocati e ai familiari stessi che hanno ottenuto un colloquio con un detenuto», spiega Giovanni Trisolini della Fp-Cgil, consapevole che le spesse mura non possono fermare il contagio dal coronavirus. «Ho già avvertito la mia famiglia che nel caso sospetto o positivo di infezione potremmo doverci trovare nella situazione di essere anche noi agenti messi in quarantena», conclude con fatalismo Vito Bonfiglio della Fns-Cisl.

Anche il segretario provinciale del Sappe, Michele Malorni, evidenzia la preoccupazione per la possibile diffusione del Coronavirus nel carcere di Reggio. «Particolari linee guida sono state dettate per una attività di prevenzione al contagio mediante il ricorso all’uso di guanti, mascherine, occhiali para schizzi e camice, igienizzanti di superfici, strumenti di lavoro, automezzi e persone. Sono state avviate riunioni operative di confronto e coordinamento per un’attività di prevenzione alla diffusione del Coronavirus».

«In via cautelativa – rimarca Malorni – sono stati sospesi i colloqui visivi tra i detenuti e familiari, intensificando i colloqui telefonici: altresì saranno sospese le attività collettive interne alla struttura penitenziaria. Il Sappe vigilerà sul delicatissimo tema trattato per ridurre al minimo i rischi per la salute della polizia penitenziaria e delle restanti persone, riferendo ogni altra notizia utile atta a ridurre allarmismi che possano scaturire panico». —





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