Uccise l’amico al bar: condannato a 16 anni
La Procura aveva chiesto 30 anni per Giampietro Guidotti, ma il giudice riconosce la semi-infermità mentale
È apparso dimesso, come sempre, davanti al giudice che ieri – dopo aver ascoltato la discussione e dopo mezzora di camera di consiglio – lo ha condannato a 16 anni e 4 mesi di carcere per aver ucciso al bar l’amico di sempre. Una condanna con rito abbreviato per il delitto di Rondinara compiuto da Giampietro Guidotti, 58 anni, detto “Picchio”, uomo considerato mite e incensurato, ma che il 15 aprile scorso ha ucciso l’amico Giorgio Campani, 60 anni, sparandogli un colpo in testa al “Blu Bar”. Guidotti resta quindi in carcere alla Pulce di Reggio, omicida reo confesso. Il giorno del delitto è uscito dall’ospedale sconvolto perché i medici gli avevano fatto intendere che il padre 98enne era prossimo alla morte. Si era recato alle pompe funebri, aveva predisposto abiti, funerale e tomba, aveva saldato il conto e si era diretto al “Blu Bar”. Entrato senza dire una parola, si era avvicinato a Giorgio Campani – posizionandosi alle sue spalle - e a distanza di un metro gli aveva sparato alla tempia con un revolver 38 Special, davanti agli occhi allibiti di clienti e conoscenti. Un omicidio pluriaggravato da premeditazione e futili motivi (oltre a porto d’arma non autorizzato), per i quali il pm Giacomo Forte aveva chiesto una pena di 30 anni visto il rito abbreviato. Una pena che è stata quasi dimezzata dal giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi. «A nostro avviso quella della procura era una richiesta spropositata non corrispondendo al quadro probatorio in atti - commentano le avvocatesse Paola Cagossi e Mariaemma Ghidoni, che difendono Guidotti. L’ago della bilancia è stata la perizia psichiatrica sulle cui conclusioni ieri il pm ha sollevato un’eccezione, rigettata però dal giudice che ha dato il via alla discussione emettendo poi la sentenza nel pomeriggio. «Il giudice ha trovato una soluzione equidistante tra il minimo della pena da noi richiesto e il massimo chiesto dal pm» dicono i due difensori dell’imputato. Il gup ha escluso infatti la premeditazione, esprimendo poi un giudizio di equivalenza tra l’aggravante dei futili motivi con la riconosciuta semi infermità mentale. La soddisfazione per la difesa è però solo parziale. «La pena erogata a nostro avviso è comunque eccessiva. Le motivazioni della sentenza arriveranno entro 90 giorni e le leggeremo. La volontà è di impugnare la sentenza soprattutto per l'insussistenza dell’aggravante dei futili motivi». Per la part civile è stato escluso il diritto al risarcimento dell’ex mogliedi Campani, mentre la provvisionale richiesta dalla figlia in 200mila euro è stata riconosciuta in soli 1.400 euro. «È una sentenza abbastanza equilibrata rispetto alla gravità del fatto - fa sapere l’avvocato di parte civile Lalla Gherpelli - La prevalenza dell’aggravante della premeditazione sarebbe stata più equa, ma è una questione di giurisprudenza con la Cassazione che si è più volte espressa sul disturbo paranoideo». —
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