Agende Rosse critiche col Comune di Reggio: «Non risponde al pm»
É ancora polemica sulla mancata costituzione di parte civile «Non va abbassata la guardia, si rischiano gli errori passati»
REGGIO EMILIA. Tiene banco il botta e risposta, a distanza, fra la pm Beatrice Ronchi e il Comune di Reggio Emilia.. La bordata del magistrato era coincisa – venerdì scorso – con l’inizio della sua requisitoria in Assise nel processo sui due delitti in odore di ’ndrangheta del 1992. La pm ha rimarcato il suo disappunto per la scelta del Comune di Reggio Emilia (in cui fu ucciso Nicola Vasapollo il 21 settembre ’92) di non costituirsi parte civile. Una sottolineatura di critica non lasciata cadere dall’ente pubblico che – con una nota firmata da Nicola Tria, assessore alla Legalità – ha riaffermato come «l’Amministrazione comunale sostiene, ha sempre sostenuto e continuerà a sostenere la delicata opera della magistratura che sta facendo luce sui fatti di ’ndrangheta che hanno interessato questa provincia». Sulla polemica s’infila ora il movimento antimafia Agende Rosse di Modena, ritenendo troppo generica e non esplicativa la posizione del Comune: «Leggendo e rileggendo questa “risposta” che, a nostro avviso, è una “non risposta”, è chiaramente udibile il rumore delle unghie che scivolano nel tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Se poi consideriamo che l’assessore alla Legalità è nientemeno che l’avvocato Tria il rumore si fa ancora più forte. Tria era presidente della Camera Penale di Reggio Emilia, diede piena solidarietà ai colleghi della Camera Penale di Modena appoggiando “ogni parola e ogni virgola” in merito alla decisione di istituire un Osservatorio sui giornalisti accusati, all’epoca del primo grado di Aemilia, di portare avanti un processo mediatico. Osservatorio istituito, se non ricordiamo male, poco dopo che il presidente Francesco Caruso rigettò la domanda degli imputati alla chiusura del processo a giornalisti e alle Agende Rosse che riportavano e riportano la trascrizione in presa diretta sulla pagina Facebook “Processo Aemilia”. Mettendo insieme questi tasselli del puzzle, il rumore si fa più forte e contrasta col vergognoso silenzio del sindaco Vecchi che si protrae dall’inizio di questo processo definito l’anno zero dell’affermazione della cosca Grande Aracri nel territorio emiliano. Più volte è stato ripetuto – concludono le Agende Rosse – che dopo Aemilia non è finito nulla e che, per non ricadere negli errori del passato, è fondamentale non abbassare la guardia. Peccato che alle belle parole non siano seguiti i fatti». —
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