Il mercato del martedì alla prova Coronavirus Disertano più gli ambulanti che i clienti
viaggio in città
Coronavirus alla prova del mercato settimanale del martedì di Reggio. Questo è il quadro nell’ora di punta: hanno dato forfait più gli ambulanti che i frequentatori, più le bancarelle che i clienti. Forse per un eccesso di pronostico sull’afflusso dei clienti o per una decisione scaramantica, molti commercianti non si sono infatti presentati in città e non hanno occupato la loro postazione. Cosicché le vie e le piazze abitualmente afffollate dal mercato ieri hanno esibito molti varchi, parecchie assenze.
E l’altro fenomeno che ieri si è potuto notare è stato il non eccessivo utilizzo delle mascherine da parte dei frequentatori dei banchi (tutti, esercenti e avventori). Ciò significa che coloro che al contrario hanno deciso di adottare questo presidio protettivo sono precauzionisti fino in fondo: niente mercato, niente affollamento, niente piazza. A casa.
E così il mercato del martedì, fra l’altro martedì grasso, si è svolto sottotono e con un’assenza un po’ metafisica di rumori, voci, brusii e richiami. Più che altro passando attraverso le volte del Sottobroletto dove i rumori nel tempo ordinario trovano un rimbombo. Il mercatò, così, non lo si era mai “sentito”. Felpato.
Abbiamo percorso il mercato, ricalcando l’itinerario tradizionale, cercando i “segni” di reazione al Coronavirus. Pochi, ricorrenti nei dialoghi captati al volo, da gente che spiegava di non avere paura, di avere provato la febbre “ieri sera e anche stamattina, non si sa mai”. Il mercato, per così com’è fatto nel di-dentro della città, è un fenomeno assolutamente italiano, ha mostrato le contraddizioni che corrono mentre le donne cercano fra gli indumenti alla rinfusa del commerciante orientale o provano le scarpe dal nordafricano: “Io non ho paura”, “Neanche fosse la fine del mondo”, “È come l’influenza, ma più veloce, dicono”. La coppia a braccetto che viene dalla Bassa – si indovina dall’accento - cammina veloce in via Nobili verso il centro, da dove si comincia a sentire il sonoro della fontana del Valli: “Sì, il mercato c’è, si vedono i banchi in piazza Martiri, meno male”. Quel “meno male” corrisponde a un sollievo, perché l’esistenza del mercato è una prova che la vita della città e della sua gente (ritmi e appuntamenti compresi) continua. Normale. È anche il mezzo risultato dell’ordinanza della Regione Emilia Romagna che non ha incluso queste attività commerciali ordinarie nella black-list, nella serie di attività sospese per prevenire o limitare la diffusione dell’epidemia. Mezzo risultato, perché l’allarmismo, la psicosi, l’ansia ci hanno messo del loro, convincendo la maggior parte dei frequentatori a stare a casa.
In piazza Martiri gli ambulanti sono quasi tutti presenti, ma non c’è quell’animazione quasi un caos che di solito anima i bordi dei già citati cestoni colmi di indumenti sistemati e cavati a casaccio. Le locandine dei giornali fuori dalle edicole sono una piccola palizzata di informazioni sull’epidemia, i contagiati e i divieti. Ma la rarefazione della gente negli spazi aperti della città e anche il clima primaverile convincono i pochissimi che si erano attrezzati di mascherine a portarle in mano. Fuori ordinanza. Soltanto due rarissimi turisti con gli occhi a mandorla (coreani?) indossano il filtro color verde davanti a bocca e naso, mentre si fanno un selfie in via Farini, con la Biblioteca come fondale. Piazza Martiri. Il portone dei Musei Civici è chiuso. E l’intonazione del cartello è soft: “Su disposizione regionale e ministeriale per contrastare la diffusione del Coronavirus a titolo precauzionale questi servizi resteranno chiusi al pubblico fino al prossimo 1 marzo 2020”. Precauzione civile e religiosa perché un’informazione più o meno analoga è esposta nei due ingressi laterali della cattedrale, piazza Prampolini: “Per l’emergenza ‘Corona Virus’ e in osservanza delle disposizioni della Regione Emilia Romagna, fatte proprie dai vescovi della regione vengono sospese le celebrazioni previste per il mercoledì 26 febbraio con il Rito della Imposizione delle Ceneri”. La cattedrale resta aperta per le messe e la preghiera personale. Prosciugate le acquasantiere all’ingresso, abolito momentaneamente il “segno della pace” e vivamente consigliata l’eucaristia accolta nel palmo della mano. Niente affollamento nel Sottobroletto dove – di solito – per passare di martedì mattina alle 11 servirebbe un semaforo pedonale e l’antico cartello “Biciclette a mano” sembra uno scherzo. Il Sottobroletto è un cannocchiale libero aperto verso la facciata della basilica. Pochi banchi e poca gente. Così come in via San Carlo. Così come in piazza Fontanesi dove c’è nessuno che spinge. —
Stefano Scansani
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