«Paradosso familiare tenere le aziende aperte e le scuole chiuse»
La chiusura prevista per una settimana delle scuole in provincia sta mettendo a dura prova la tenuta delle famiglie
REGGIO EMILIA. «C’è un disagio oggettivo dovuto alla chiusura delle scuole, che diventerà ancora più diffuso se verrà prorogata. Il paradosso è luoghi di lavoro aperti e scuole chiuse». Sono migliaia i lavoratori reggiani che sono in azienda ma pensano ai figli rimasti a casa, come evidenza Simone Vecchi, segretario della Fiom di Reggio, che sta tenendo sotto controllo l’evoluzione sindacale dovuta all’emergenza indotta dal virus. L’interconnesione tra le province mediopadane e la miriade di aziende che le puntellano è infatti forte e i lavoratori reggiani sembrano ben disposti anche all’autoisolamento per evitare il contagio. Una quarantena volontaria per chi dichiara di essere stato nelle zone a rischio o che ha avuto contatti con persone contagiate. Sistema efficace anche per i sindacati locali, «ma ovunque stiamo chiedendo anche l’inserimento del lavoro agile, quello da casa, che spesso le aziende non vogliono riconoscere» fa sapere Vecchi facendo intendere la tensione sindacale in atto. «Servono delle condizioni di base anche sulla prevenzione - dice il sindacalista - Quindi mascherine, occhiali e Amuchina che devono essere messi a disposizione nei reparti anche per tranquillizzare i lavoratori. Le aziende devono fornirle». Per alcune categorie, però, il Coronavirus «è peggio del terremoto per il turismo in Emilia-Romagna», un fatto «straordinario», una «calamità». Bisogna poi tenere conto che questo «è un settore che se sta tre o quattro settimane senza entrate non tiene, perché è a trasmissione breve». Insomma «se ci lasciano cadere nel giro di poco tempo siamo tutti morti». A dirlo è il presidente di Assoturismo Confesercenti dell’Emilia-Romagna, Filippo Donati, che ieri ha chiesto alla regione di farsi ambasciatore verso lo stato per «una tregua fiscale per il comparto», di una «dilazione dei pagamenti», cosa che per esempio la Siae ha già fatto spontaneamente, spostando i pagamenti dal 28 febbraio al 31 marzo. L’effetto è palpabile anche su Reggio Emilia, soprattutto per quanto riguarda l’arrivo del turismo legato al business. Per il numero uno di Assoturismo Emilia-Romagna, è necessario ricordare che negli alberghi «ci sono già diverse cancellazioni» e tra gli operatori «c’è chi paga un mutuo, chi l’affitto» e chi, «in occasione delle fiere, aveva ricevuto delle caparre e ora subisce sia la cancellazione che il problema di dover rendere decina di migliaia di euro, il più delle volte già reivestiti». Chi dice di mettere i dipendenti in ferie, prosegue, «non pensa che le ferie si pagano, quindi serve una sorta di cassa integrazione straordinaria». Con le ordinanze «che seguono il principio di precauzione e, pur con qualche imperfezione sono condivisibili», si sono chiusi i musei e i siti con biglietto ingresso, quindi lì le cancellazioni «sono totali, come accade per esempio a Ravenna in sette siti su otto». Comunque, aggiunge, «l’isteria non aiuta». —
E.L.T.
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