«Sono uscito dall’inferno solo con delle domande»
Luca Buondonno della 4° G del liceo Moro: «Da sempre convinto che il male fosse una conseguenza dell’ignoranza, ora ne dubito»
REGGIO EMILIA. «Solo domande», sul passato, sul presente ed inevitabilmente sul futuro. Se le porta a casa Luca Buondonno della 4° G del liceo Moro, che durante la commemorazione a Karlshorst ha girato i quesiti anche ai compagni di viaggio. «Ciò che più mi ha colpito del campo di Sachsenhausen è stata la quantità di spazi vuoti e il silenzio. Non esiste quasi più niente. Fuori alberi, case, strade, ma una volta entrati, la mattina, prima della gran parte dei visitatori, il vuoto. Come guardare l'inferno attraverso una barriera di vetro, insonorizzata, a debita distanza. Ma credo sia un illusione dovuta al tempo passato dall'avvenuto. Sembra così assurdo e inspiegabile, come delle persone abbiano potuto immaginare ed eseguire azioni del genere», è la sua riflessione. L’impatto è stato forte, capace di incrinare certezze: «Sono sempre stato convinto che l'uomo per natura faccia il bene e la presenza del male sia solo una conseguenza di ignoranza, emotiva o intellettiva, ma adesso inizio a dubitarne. Sono uscito con solo domande: come mai le vittime continuavano ad essere attaccate alla propria vita, al posto di lasciarsi morire per sfuggire alla brutalità del campo, mentre alcuni si erano suicidati una volta sopravvissuti? Invece i carnefici come facevano ad essere completamente estranei a qualsiasi tipo di empatia e come rimanevano psicologicamente sani nonostante le brutalità comunque vissute in prima persona?». Usciti dal campo, «il pensiero si è rivolto subito alle persone a cui sono ancor negati libertà e diritti fondamentali: i prigionieri dei campi di concentramento Nord coreani, i migranti detenuti in Libia, il nostro connazionale Patrik Zaki». —
Adr.Ar.
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