A 75 anni di distanza ricordato l’eroismo del carabiniere Bondi
Villa Minozzo. Si è svolta nei giorni scorsi, nella piazza di Morsiano, la commemorazione del 75° anniversario della morte del carabiniere Domenico Bondi, medaglia d’oro al valor militare. Tantissime le persone intervenute, tra cui il figlio di Bondi, Damiano, con al petto la medaglia del padre; le associazioni dei carabinieri, l’Unuci di Reggio, Bersaglieri e Alpini. Presenti inoltre i rappresentanti delle istituzioni e gli studenti della scuola secondaria di primo grado di Villa Minozzo assieme alle insegnanti e al personale Ata, la Croce Verde di Villa Minozzo per la logistica e la Pro loco di Morsiano per il vin d’onore.
Il sindaco e presidente Alpi-Apc, Elio Ivo Sassi, ha introdotto l’evento e, dopo la deposizione della corona e la benedizione al cippo di don Gebennini, ha ricordato «l’importanza della memoria, del tenere vive certe tradizioni e certi ricordi, come in questo caso, l’eroismo di una persona appartenente all’Arma dei carabinieri, che si è sacrificata non svelando i nomi di altre persone».
A Bondi sono dedicate la bandiera della sezione Anpi di Villa Minozzo, e la targa posta sulla facciata della caserma dei carabinieri di Villa Minozzo. «Bondi compì la propria scelta eroica – è stato detto – attraverso una grande rinuncia, quella della famiglia, dei genitori, del figlio, e non ultima, della propria vita, pur di rimanere fedele ai propri ideali e non tradire gli altri partigiani. Uomini come Bondi hanno fatto germogliare la costituzione repubblicana, hanno dato vita alle nostre istituzioni, han fatto la Resistenza grazie alla loro voglia di cambiamento, voglia di libertà».
Il comandante provinciale carabinieri, colonnello Cristiano Desideri, ha aggiunto: «Bondi è figlio di questa terra, è figlio di questo paese. Viene da una famiglia molto povera. Nasce nel 1908, e ne 1928 vede la sua strada e si arruola nell’Arma dei Carabinieri. Dopo aver prestato servizio a Roma, nel 1930 riesce a tornare in questa bellissima terra Emiliana dove riesce a sposarsi. Un tempo, i carabinieri per potersi sposare dovevano aver svolto almeno 10 anni di servizio. Dopo l’armistizio, quando tutto si sfalda, ai carabinieri vengono offerte due possibilità: restare nelle fila dell’Arma o aderire alla lotta partigiana. Domenico decise di prestare la sua opera all’interno dei gruppi di resistenza, la banda dei Gufi Neri. Specializzato nella raccolta delle informazioni, doveva localizzare le unità tedesche e riferire, in modo da organizzare la protezione delle popolazioni e attaccare le truppe in ritirata. Nel gennaio del 1945 fu intercettato da una pattuglia di soldati tedeschi e trasferito a Ciano d’Enza. Per quattordici giorni venne torturato, e non parlò mai, non tradì i propri commilitoni fino all’estrema conseguenza». Nel 1950 il presidente della repubblica gli concesse la medaglia d’oro al valor militare. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
