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«Irpef e tassa di soggiorno, aumenti necessari per evitare tagli ad alcuni servizi»

E.Spa.
«Irpef e tassa di soggiorno, aumenti necessari per evitare tagli ad alcuni servizi»

Daniele Marchi, assessore al Bilancio del Comune di Reggio Emilia: «Abbiamo potenziato alcuni ambiti politici» 

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REGGIO EMILIA. «L’alternativa era tagliare alcuni servizi, abbiamo invece pensato che fosse giusto potenziarli». Così l’assessore al Bilancio, Daniele Marchi, spiega le ragioni che hanno spinto la giunta a valutare l’inserimento di rialzi sulle aliquote Irpef, per un gettito stimato complessivamente in un aumento di 3,8 milioni. Un’ipotesi che si inserisce in una più ampia proposta di schema di bilancio, che dopo il via libera della giunta sarà depositata in consiglio il 9 marzo. Dopo quella data, i consiglieri avranno venti di giorni per presentare osservazioni, prima dell’approdo in Sala Tricolore per il dibattito, a fine marzo.

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«Lo schema della giunta – spiega Marchi – salvaguarda i principali ambiti di politiche con un riposizionamento delle risorse. Non fa tagli su politiche sociali, culturali ed educative, né agli investimenti. In più, siccome ci sono aree critiche sotto il profilo della crescita dei bisogni, abbiamo pensato di potenziare alcuni servizi». Per l’assessore, la maggior parte delle risorse derivate dall’aumento finirà nell’ambito socio-educativo, in particolare per il sostegno a famiglie con fragilità, per le quali sarà istituito anche un fondo con una cifra iniziale di 400mila euro.

Quanto alla tassa di soggiorno, «nelle nostre intenzioni è una tassa di scopo per investire su turismo e centro storico, secondo quanto previsto nelle linee di mandato. Siamo l’ultimo capoluogo di provincia a inserirla». In ogni caso, «la negoziazione con le associazioni è in corso. Sarà inserita entro fine 2020. Stimiamo che nel primo anno pieno, il 2021, porterà 600mila euro». Novità che, per quanto riguarda l’Irpef, hanno creato non pochi malumori, anche fra i sindacati. «Con i sindacati si sono chiusi accordi, ma non tutti: sugli aumenti delle aliquote dello 0,20%, parliamo di un aumento medio per contribuente di 30-40 euro all’anno, per un gettito di 3,8 milioni in un bilancio che complessivamente supera gli 80 milioni. Mi sembrano marginali, per dare copertura a servizi che gli stessi sindacati concordano nel non voler tagliare».

Fra le ipotesi affrontate, una flat tax allo 0,8%, «esclusa perché veniva meno a principi di progressività», e l’abbassamento delle esenzioni da redditi fino ai 15mila euro a quelli fino a 12mila: «Abbiamo deciso di rimanere a 15mila, rinunciando a circa 800mila euro per salvaguardare le fasce deboli». Marchi ricorda che alcuni Comuni non prevedono esenzioni. «Sono misure necessarie – conclude – i bisogni delle famiglie fragili per il sostegno della genitorialità sono aumentati del 500% in cinque anni, così come del 40% le necessità inerenti l’inclusione scolastica di ragazzi con disabilità. O tagliavamo, o facevamo questa operazione. Capisco possa non trovare tutti d’accordo, ma salvaguarda servizi per i quali anche i sindacati concordano sia necessaria una copertura». —

E.Spa.

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