Coronavirus, crollo degli arrivi in città: Mediopadana semi-deserta
Turismo in grossa difficoltà soprattutto dopo il blocco dei meeting nelle aziende Allerta della Lapam: «Solo con la Cina a rischio affari per 287 milioni di euro»
REGGIO EMILIA. Siamo passati dal rischiare di perdere il treno per la mancanza di parcheggi alla sovrabbondanza di stalli vuoti davanti alla Mediopadana. Un’immagine emblematica che descrive una situazione evidente.. Gli arrivi in città e nelle zone turistiche sono colati a picco, soprattutto quelli legati al turismo d’affari, essendo ridotte all’osso le trasferte per evidenti motivi sanitari legati ai provvedimenti di contenimento del Coronavirus.
Il problema è che il calo degli arrivi e le cancellazioni registrate in questi giorni, insistono su un quadro già complesso. A metterlo a fuoco è stato in queste ore l’ufficio studi Lapam che rileva come negli ultimi 10 anni nella provincia di Reggio Emilia si fosse già registrato un calo del 30,8% rispetto alle presenze turistiche registrate nel 2008, passando da 1 milione e 221 mila a 846 mila nel 2018, con un calo più accentuato del -34,8% fra i turisti italiani e un calo del 18,2% dei turisti stranieri. Le presenze di turisti cinesi in controtendenza sono aumentate di ben quattro volte passando da 5 mila nel 2008 a 20 mila nel 2018, con un ulteriore incremento del 37,2% nell’ultimo anno e rappresenta il secondo paese di origine da cui provengono più turisti dopo la Germania. Un bacino consistente, praticamente azzerato in questi giorni, calo al quale si aggiunge quello dell’incoming del business. «La diffusione del coronavirus espone l’economia mondiale e quella italiana ad un crescente rischio di rallentamento. La Cina rappresenta per Reggio Emilia l’ottavo mercato di sbocco delle esportazioni manifatturiere, e il secondo paese dopo gli Stati Uniti se si considerano i rapporti commerciali al di fuori dell’Europa» rileva l’ufficio studi dell’associazione di categoria, che ha misurato anche quali siano i settori maggiormente a rischio per la frenata, inevitabile e difficile da controllare, dell’export nei confronti della Cina, paese che ingloba i risvolti più gravi sia sanitari che economici. «Il flusso di turisti dal Paese della grande muraglia alla nostra provincia è stato in costante crescita negli ultimi anni, seconda nazione dopo la Germania» viene scritto nel report su Reggio Emilia.
Una provincia, fa notare Lapam Confartigianato, che ha poi esportato in Cina negli ultimi 12 mesi 287 milioni di euro, pari al 2,7% del totale export manifatturiero della provincia, in calo del 12% rispetto ai 12 mesi precedenti a fronte di una crescita dell’export provinciale del +1,1%. È il settore meccanico quello che subirà le conseguenze peggiori dalla frenata, inevitabile, dei rapporti economici con la Cina. L’export dei settori caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese, ovvero food, moda, prodotti in metallo, legno è pari al 28,2% del totale manifatturiero, per un valore di 60 milioni di euro nei primi nove mesi del 2019, in calo del 21,3% rispetto ai primi 9 mesi del 2018. Il saldo commerciale della provincia di Reggio Emilia, dato dalla differenza tra il valore delle esportazioni e le importazioni, risulta negativo per 254 milioni. —
E.L.T.
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