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«Coronavirus, dopo l’assalto ai negozi sembra tornata la calma»

Luigi Vinceti
«Coronavirus, dopo l’assalto ai negozi sembra tornata la calma»

Il reggiano Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, fa un bilancio «Dopo quel “saccheggio” siamo riusciti a rifornire i supermercati in tutta Italia»

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REGGIO EMILIA.  La folle corsa, registrata in particolare da sabato a lunedì scorsi, agli accaparramenti nei supermercati si è visibilmente rallentata anche se non del tutto fermata. La paura di chi ha temuto di restare isolato nella propria abitazione per sfuggire all’epidemia del Coronavirus, ha spinto in effetti tanti reggiani ad entrare nei centri commerciali più vicini e attrezzati per riempire i carrelli della spesa soprattutto con vari prodotti di natura alimentare. Così che gli scaffali di alcuni punti vendita si sono velocemente svuotati. Un fenomeno fortunatamente limitato perché le scorte sono state subito rimpinguate ed a ciò hanno tempestivamente provveduto le aziende produttrici aggregate a Federalimentare, l’associazione guidata dal nostro concittadino Ivano Vacondio, che è stato invitato dalle reti televisive nazionali a spiegare i problemi affrontati per questo intoppo. «Si, c’è stato una specie di saccheggio – ammette Vacondio - per latte, pane, pasta e, curiosamente, anche acqua minerale. I cronisti di “Agorà” di martedì sera e “Mi Manda Rai3” hanno voluto sapere in particolare come siamo riusciti a fronteggiare questa emergenza. Il merito, l’ho detto e lo ribadisco, è stato soprattutto del personale delle nostre aziende. C’è chi ha lavorato giorno e notte, sabato e domenica, senza alcuna interruzione. Sono state maestranze meravigliose impegnate a recuperare i prodotti necessari dalle scorte aziendali ed avviarle ai punti di vendita».

Non è mancato qualche intoppo.

«Purtroppo sì, ma non per colpa nostra. La fase critica è derivata dalla logistica. La maggior parte dei prodotti alimentari viene infatti recapitata con trasporti su gomma che non hanno sempre la necessaria flessibilità. I camionisti sono infatti soggetti a limitazioni nelle ore di guida alle quali non possono derogare. Il freno si è riflesso in parte anche sulle consegne a domicilio e non è mancato qualche ritardo con le ferrovie».

Quanti sono gli occupati nell’industria alimentare italiana?

«Si tratta di circa 400 mila persone distribuite in 7.000 aziende che, per il 90%, contano dai 9 ai 20 dipendenti».

Se non andiamo errati lei guida a Rubiera Il Molino Industriale spa, il Mulino del Borgo. Vi interessate della farina.

«Esatto, ci occupiamo di cereali che in parte siamo costretti a importare. E lì c’è l’intoppo dei trasporti diretti verso l’Italia. Con la storia del Coronavirus ci sono agenzie di autotrasportatori che storcono il naso se debbono superare le nostre frontiere, specie se arrivano da Ungheria, Austria, Germania, Francia. Ho inviato una lettera al Ministero per segnalare il fastidio perché quanto sta accadendo potrebbe diventare una scure capace di frenare il volano economico della parte più produttiva del Paese e il faticoso percorso di ripresa di cui abbisogna il sistema. A rischio sono anche le eccellenze alimentari, settore che fino ad oggi si è mosso in controtendenza agli altri comparti industriali».

Un allarme che riguarda quindi import ed export del “food” e risulta tutt’altro che rientrato.

«Se i problemi dovessero perdurare sarebbe un dramma. E aggiungo che anche per il trasporto dal Sud della penisola al Nord, all’Emilia Romagna, c’è chi arriccia il naso. Federalimentare rifornisce tutta l’Italia. Guai se ci fermiamo». —




 

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