La cocaina è nascosta dentro un accendino Arrestati due pusher
Finiscono nei guai un albanese 33enne e un italiano 43enne Bloccati in una casa di via Goya, hanno precedenti penali
REGGIO EMILIA. Hanno usato un espediente ingegnoso: la droga era nell’accendino, al quale hanno tolto il cappuccio stipando nel cilindro svuotato del gas le 11 dosi di cocaina.
I carabinieri hanno arrestato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio Erald Zefi, albanese di 33 anni, e Massimo Zanettino, casertano di 43 anni, entrambi disoccupati e domiciliati in città. Martedì pomeriggio i carabinieri – a Cella – hanno notato una Bmw 530: a bordo due uomini noti ai militari per i loro precedenti, perciò hanno deciso di seguire l’auto, fermatasi in una abitazione di via Goya dove sono entrati. I militari hanno atteso all’esterno per oltre un’ora, fermando i due quando sono usciti. Scatta la perquisizione: il 43enne ha un bilancino di precisione con tracce di cocaina ed uno smartphone, mentre il 33enne una cinquantina di euro e un cellulare. La perquisizione è estesa all’abitazione, risultata in uso al più giovane. Sul tavolino della sala vengono trovate una scatola aperta di bicarbonato di sodio purissimo (utilizzato come sostanza da taglio) ed un quadernino con all’interno nomi e relative cifre (la contabilità dell’attività di spaccio). Mancava però la droga. Il rebus è stato risolto quando, aprendo l’accendino del 33enne, i carabinieri hanno trovato i 5.5 grammi di cocaina. Ieri davanti al giudice Chiara Alberti ha parlato solo Zanettino (difeso dal legale Giancarlo Pasquale): ha detto che la droga è di Zefi (assistito dall’avvocato Noris Bucchi), di essersi dimenticato il bilancino in tasca (ma l’aveva usato prima l’albanese) e di aver aiutato i militari a trovare la droga. Il pm Isabella Chiesi ha chiesto gli arresti domiciliari per entrambi, misura a cui si sono opposti i difensori. Il giudice Alberti ha optato per l’obbligo di firma e se ne riparlerà in aula a fine aprile. —
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