Gazzetta di Reggio

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VIAGGI DELLA MEMORIA 

«Tenere vivo il ricordo e non cancellare il futuro»

Adriano Arati
«Tenere vivo il ricordo e non cancellare il futuro»

Alex Ferrari, da studente che partecipò all’iniziativa a docente accompagnatore «È un modo per riflettere sulla società e formare cittadini responsabili» 

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REGGIO EMILIA. «Il Viaggio della Memoria non è solo retorica». Il Viaggio della Memoria 2020 di Istoreco a Berlino si è concluso con una settimana di anticipo per via dell’emergenza Coronavirus, le due prime settimane di esperienza hanno comunque coinvolto oltre 700 persone in giornate di grande intensità nella capitale tedesca, fra i luoghi del potere nazista e i campi di Sachsenhausen e Ravensbruck. Un cammino che ha portato a tante riflessioni e elaborazioni, individuali e collettive, con prospettive diverse. Interessante e peculiare è la visione dei docenti dell’istituto professionale Galvani-Iodi, come sottolinea Alex Ferrari, docente di lettere e referente per i Viaggi della Memoria dello stesso Galvani-Iodi, oltre che ex studente viaggiatore.

«Partecipai al Viaggio della Memoria esattamente dieci anni fa, quando ero studente del liceo Moro e quest’anno ho deciso di riviverlo da docente, accompagnando i miei studenti: è una sensazione particolare che mi ha fatto capire come davvero, tenendo viva la memoria del passato di generazione in generazione, il futuro non si cancelli – racconta – Per gli studenti di un istituto professionale come il nostro, il Viaggio della Memoria non è solo un’occasione formativa, ma un’esperienza di crescita dalle molteplici sfaccettature educative. E non è solo retorica: in una scuola professionale la cui “mission” è inserire nel mondo del lavoro professionisti preparati ed esperti, pur vantando come istituto un’alta percentuale di studenti che dopo il diploma accedono con successo alle facoltà universitarie ad indirizzo sociale e sanitario, i Viaggi della Memoria sono un’opportunità per riflettere in modo critico sulla società del secolo scorso e su quella attuale».

Il Viaggio è «un modo, insomma, per formare non solo professionisti preparati, ma anche cittadini consapevoli e responsabili. Oltre a condividere l’intervento della collega Maria Giovanna Borsalino sulla Gazzetta di venerdì 21, tengo a sottolineare come la sua riflessione richiami l’attenzione al collegamento che i fatti dell’Olocausto hanno con l’attualità».

La Borsalino, altra docente del Galvani-Iodi, si era interrogata sulle sensazioni provate dalle detenute nel campo femminile di Ravensbruck, unico centro nazista interamente pensato per donne. «Vorrei questo coraggio, che sfida la morte e le torture. Vorrei essere davvero, e in ogni momento, prossimo per chi mi sta vicino. Come queste donne. Perché credo nell’uomo e nella vita, perché non voglio arrendermi, ma concimare quel fiore di rinascita in ogni momento, nel tempo e nello spazio che mi è dato di abitare. Rinascita che sta a noi», aveva scritto: «Non dobbiamo sperare che tutto questo non si ripresenti, dobbiamo fare in modo che non si ripresenti. Perché ogni sguardo, ogni pensiero, ogni gesto ha delle conseguenze».

Per la chiusura si torna al professor Ferrari. Per lui, il Viaggio della Memoria è uno strumento prezioso per le ragazze e i ragazzi, per farli diventare cittadine e cittadini consapevoli: «Per favorire la formazione professionale e il contatto diretto con il mondo del lavoro, i nostri studenti effettuano stages durante l’anno scolastico che vanno dalle due alle quattro settimane: ciononostante credo che anche la formazione culturale, civica e sociale sia parte fondante dell’identità di una persona». —

Adriano Arati

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