«Violentata e maltrattata per anni dal marito-padrone»
Sono finiti sotto processo il coniuge più vecchio di 22 anni e il figliastro per pesanti minacce alla giovane donna «Non è una brava moglie»
Le accuse sono gravissime, poi nel processo – ieri solo incardinato in tribunale a Reggio Emilia – vi sarà da capire quanto peso abbia in queste vicende il problema culturale che avvolge questa famiglia marocchina: da un lato il marito muratore 63enne di mentalità araba tradizionale che è pure assecondato dal figlio, dall’altra la seconda moglie accusatrice, di 22 anni più giovane e occidentalizzata.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Bibbiano – coordinati dal pm Marco Marano – sulla scia della denuncia della donna nordafricana, nel marzo di sette anni si era verificato l’episodio più grave. Lei non voleva far l’amore con il coniuge ed era “scappata in altra stanza della casa – si legge nel capo d’imputazione – per sfuggire alle pressioni sessuali indesiderate”. Ma il marito “la raggiungeva, le bloccava le braccia, la spingeva sul letto e la costringeva a subire un rapporto completo”. E per gli inquirenti quegli “assalti” a sfondo sessuale sarebbero continuati sino al 18 giugno 2019, andando però a vuoto. In un caso era intervenuto in difesa anche il figlio maggiore della coppia, richiamato dalle urla della madre. Tentate violenze sessuali in cui la moglie era stata ferita sempre in quel 18 giugno: al pronto soccorso era stata giudicata guaribile in 5 giorni. Poi i maltrattamenti che sarebbero durati per 14 anni – dal 2005 (cioè dall’inizio del matrimonio in Italia) sino al 2019 – con il marito che “la maltrattava, aggredendola, insultandola senza motivo, umiliandola, ed obbligandola a stare in casa a prendersi cura dei figli, impedendole di lavorare” e in particolare le proferiva frasi umilianti e denigratorie come «sei un cane», «sei una incapace» e ritirava i figli (nati nel 2013) dalla scuola per costringerla in casa a prendersene cura». A processo vi è anche il figlio di 36 anni (è un autista) nato nel primo matrimonio del marocchino: sarebbe arrivato a minacciare la donna non “ritenendola una buona moglie per il padre”, con frasi inaccettabili: «prendo una candela e ti faccio sgocciolare la cera liquida nella vagina»; «ti brucio la macchina, ti uccido»; «ti scopo finché non ti uccido soffocandoti». I due imputati sono difesi dal legale Alessandro Conti, mentre l’ormai ex moglie (ha divorziato in Marocco) si è costituita parte civile tramite l’avvocato Gianluca Tirelli. Il 63enne ha l’obbligo di dimora a Canossa, lei vive in Val d’Enza con i tre figli avuti dall’uomo che accusa. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
