Coronavirus, all’Inps di Reggio fogli e documenti si “infilano” nella cancellata
Accessi negati, tutti in fila davanti alla recinzione di ferro. I dipendenti prendono le pratiche con guanti e mascherine
REGGIO EMILIA. “Buongiorno, mi dica”. “Ho bisogno di avere il prospetto della mia pensione”. “Mi dia il modulo”.. Tutto normale... o quasi. Dialoghi come questo, da ieri, all’Inps avvengono attraverso una cancellata di ferro.
Chi ha bisogno e si reca in via Previdenza Sociale, come abituato a fare prima del Coronavirus, potrebbe avercene a male, ma il provvedimento è stato deciso dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale per arginare il rischio epidemiologico da Covid-19. «Per le strutture Inps rientranti nei territori di Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna – si legge sul sito – al fine di ridurre il rischio di contagio, sarà garantito il solo servizio di “sportello veloce” con possibilità di contingentamento del numero degli accessi in sede, e sospensione del servizio degli sportelli di linea e della consulenza su appuntamento».
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In cosa consista lo “sportello veloce” è presto (ça va sans dire) detto: l’utente si avvicina alla cancellata e fa un cenno alla guardia giurata. La guardia giurata, mascherina calcata sul viso, allunga una mano inguantata (lo è anche l’altra) e afferra i fogli. Sparisce all’interno della struttura e dopo poco ne esce con una ricevuta che attesti che il procedimento è andato a buon fine. In mancanza della guardia giurata, o quando l’utente ha domande più specifiche, alla cancellata si affacciano uno o più dipendenti Inps, ovviamente ben equipaggiati (guanti e mascherina) ma spesso poco vestiti (e uscire senza giacca in febbraio, anche quando il sole splende, potrebbe essere molto pericoloso... soprattutto perché questo andirivieni è ripetuto spesso durante la giornata).
Il problema può insorgere quando più utenti si ritrovano al di qua della cancellata. “Mi scusi?”, “Ho bisogno di un’altra fotocopia”, “Non mi ha ridato il documento...”, “Vorrei parlare con qualcuno”. Le richieste, spesso espresse in contemporanea, si spalmano lungo la recinzione, mentre le mani (inguantate e non) oltrepassano le barre gesticolando.
Anche se la scena può apparire grottesca (il confronto con uno zoo è immediato e inevitabile), la decisione presa dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale permette di evitare l’assembramento che contraddistingue qualsivoglia sede Inps.
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I dipendenti, tra l’altro, con grande pazienza spiegano che per avere una consulenza è attivo il numero 0522-542220 (presidiato da operatori della sede, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30). Per i casi più complessi, invece, ci sono i numeri verdi: 803.164 gratuito da telefono fisso o 06.164.164 da cellulare, a pagamento.
E, investiti dalle domande, con il dito indicano alcuni fogli che, appesi alla cancellata, svolazzano di qui e di là. È l’elenco degli indirizzi di posta elettronica a cui scrivere per qualsiasi bisogno: ammortizzatori sociali, pensioni, anagrafica, contenziosi giudiziari, credito welfare, ricorsi, controllo prestazioni...
«Coloro che sono stati convocati perché assenti a visita fiscale – si legge invece su un altro cartello improvvisato – devono inviare la documentazione richiesta tramite mail o fax».
Intanto sul sito internet dell’Inps viene spiegato che «vista l’impossibilità di conoscere l’evoluzione del fenomeno, è in via di definizione un piano per assicurare i necessari servizi di comunicazione all’utenza, attraverso la predisposizione del call center di sede direttamente sulle direzioni provinciali interessate, con funzioni dispositive e di primo livello». E: «Gli utenti che avevano già prenotato un accesso in sede saranno contattati per concordare l’attivazione di eventuali servizi alternativi». —
Martina Riccò
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