«Una reazione sproporzionata che farà più vittime del virus»
Adriana Albini, ricercatrice e direttore scientifico della Fondazione Multimedica Onlus «Il prezzo da pagare sarà altissimo. Molto meglio investire in ricerca che in panico»
L’INTERVIsTA
Chiara Cabassa
“Per favore, mondo, rinsavisci”. Così si conclude la riflessione “ai tempi del Coronavirus” che la dottoressa Adriana Albini, ricercatrice, direttore scientifico della Fondazione Multimedica Onlus e docente all’Università Bicocca, ha postato sulla sua pagina Facebook. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per capire qualcosa di più e ascoltare una voce assolutamente competente. Anche perché il Coronavirus non è il primo virus in cui Adriana Albini si è imbattuta.
Dottoressa, come mai ha sentito la necessità di esprimere il suo pensiero su Facebok?
«Sono partita da un ragionamento preciso: si è deciso di affrontare il Coronavirus con misure estreme per evitare il contagio, ma non dobbiamo ignorare il fatto che ci sarà un prezzo da pagare. E sarà alto».
Nel suo post di parla di “reazione assolutamente sproporzionata”. Perché?
«Ritengo grave tutto ciò che sta accadendo in termini di chiusure, blocchi, panico e l'impatto che avrà sullo stato di salute economica dei piccoli lavoratori indipendenti, del terziario, di chi si occupa di accoglienza e ristorazione: alla fine farà più vittime di un virus. Tutta questa attenzione in isolamenti, blocchi e task force politico-amministrative potrebbe essere spesa in un altro modo».
Parliamo dei virus “sconosciuti” che ci hanno colpiti prima del Coronavirus.
«Mi sono occupata di ricerca anche ai tempi della Sars, una sindrome respiratoria acuta grave considerata più mortale dell’attuale Coronavirus: alla fine, a livello mondiale, i morti furono meno di 800. Poi è stata la volta dell’Aviaria (una forma influenzale causati da vari ceppi dell’influenza) che provocò un notevole panico. In sei anni e mezzo i morti sono stati circa 500. Ma nè ai tempi della Sars nè a quelli dell’Aviaria furono presi provvedimenti come la chiusura delle scuole e non ci fu quella corsa all’isolamento a cui assistiamo oggi. Voglio dire che saremo sempre sottoposti all’arrivo di nuovi virus sconosciuti alcuni dei quali con caratteristiche di maggiore patogenicità. Il ricercatore a questo punto si incuriosisce e si chiede quanto assomiglia a quelli precedentemente studiati e soprattutto qual è il grado di mortalità».
Cosa non si sta facendo?
«Io penso che la cosa migliore sia investire nella ricerca e non nel panico. Ai tempi dell'Aids, per esempio, molto fu investito in ricerca e da malattia mortale divenne malattia curabile. Eravamo intorno alla fine degli anni Ottanta e cosa è stato fatto? Sono stati riuniti scienziati, biologi, ricercatori e hanno iniziato fare lo screening dei farmaci. A Genova, ricordo, vidi nascere un ospedale destinato ai malati terminali di Aids... non è mai servito. Ora mi chiedo, se i politici oggi impegnati a emanare ordinanze facessero un bando per arrivare ad avere un gruppo di scienziati impegnati, come accadde per l’Aids, in un quanto mai utile screening dei farmaci?».
Di virus, come scrive su Facebook, si muore...
«Si muore, ebbene sì. Ce ne dimentichiamo spesso. ll Cdc (Center of Disease Control) fornisce dati di mortalità per morbillo nel 2018 di 140.000 (molti di questi bambini sotto i 5 anni), malattia peraltro completamente prevenibile con vaccino, e di 79.000 decessi per influenza con 48 milioni di persone ammalate e 959.000 ospedalizzazioni.
E il Coranavirus?
«Questo Coronavirus ucciderà molto di più indirettamente, per le proibizioni, le quarantene, i ghetti, i lazzaretti, causando danni alla vita delle persone, condannando a solitudine, isolamento, depressione, ostracismo, mancanza di sport, di scuola e università, di vita sociale, di anziani soli nelle Rsa, di paesi recinti da mura virtuali, di forte regressione economica che pagheranno anche i più deboli. E ci si dimentica che non solo di influenza, ma di cancro o di malattie cardiovascolari si muore tanto, tanto di più».
E di queste malattie, alla fine, sono morte in questi giorni le persone “affette” anche da Coronavirus.
«È questo il punto. Si parla quasi essenzialmente di anziani e comunque di persone con un sistema immunitario fortemente compromesso».
Intanto i cittadini, tra un’ordinanza e un divieto, una decisione presa e un’altra che si fa attendere, navigano a vista.
«Se aggiungiamo che parla di Coronavirus anche chi dovrebbe parlare d’altro... Io stessa lunedì dovrei andare in Portogallo. Faranno entrare gli italiani? Per favore mondo, rinsavisci». —
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