La reggiana in Russia «Situazione surreale ma ci siamo fatte forza»
La studentessa è tornata in camera «Speriamo che adesso sia finita qui»
REGGIO EMILIA. Sta bene la studentessa reggiana a Mosca, a cui giovedì scorso è stata imposta la quarantena insieme alle compagne dell’Università di Bologna. Le ragazze si trovano nella capitale russa per svolgere un periodo di mobilità all’estero di tre mesi presso l’Università Rudn. Sono rientrate nei loro alloggi. La quarantena per loro è durata meno di ventiquattr’ore.
Com’è ora la situazione?
«La situazione sembra essere tornata alla normalità, se di normalità si può parlare, nel senso che non siamo più in quarantena e siamo tornate nelle nostre camere e da lunedì potremo tornare a seguire le lezioni, ma fino al 2 marzo continueranno a provarci la febbre».
Può raccontare com’è partito il tutto?
«Da subito ci hanno sottoposto a un prelievo di sangue. Dopodiché hanno cominciato a misurarci la febbre ogni giorno, a noi e agli ospiti internazionali dello studentato arrivati a Mosca dopo il 17. Nella serata di mercoledì 26 ci hanno ritirato il passaporto e la sera seguente ci hanno imposto il trasferimento in un’altra ala dello studentato insieme a un gruppo di studenti cinesi che da alcuni giorni era già stato posto in isolamento. Ci era difficile capire la situazione, data l’assurdità della cosa e vista la comunicazione difficoltosa perché chi ci ha ritirato i passaporti e messo in quarantena masticava a malapena l’inglese».
Vi hanno dato da mangiare?
«Sì, non ci hanno consentito di portarci le nostre provviste, che abbiamo dovuto lasciare in camera, ma dopo un paio d’ore dal trasferimento ci hanno portato qualcosa da mangiare e ben venti bustine di tè».
Qual era il vostro stato d’animo?
«Innanzitutto voglio precisare che non mi sarei opposta alla quarantena se giustificata da opportune motivazioni, che però non ci sono state spiegate adeguatamente. Se dovevamo far la quarantena ben venga, considerati i protocolli di sicurezza precauzionali e di prevenzione da rispettare in questo momento, è il modo che ci ha spiazzato, troppo precipitoso ed esagerato; infatti abbiamo avuto appena un’ora di tempo per fare le valigie e spostarci nell’altro blocco che comunque era parecchio distante, considerato che nessuno aveva sintomi ed eravamo già al decimo giorno di soggiorno. La cosa che più mi preoccupava era perdere le lezioni perché naturalmente non ci avrebbero aspettato e io sono venuta qui apposta per studiare. Io e l’altra ragazza cercavamo di farci forza e per quanto possibile di ridere di questa situazione surreale. Ovviamente non potevo nascondere questa situazione alla mia famiglia con cui giornalmente sono in contatto. Speriamo che la vicenda sia davvero risolta perché sinceramente ho una gran voglia di godermi quest’esperienza che da mesi sognavo, ora voglio guardare avanti». —
R.C.
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