Seminario, anche Interacciai entra nel pool di sostenitori
Il presidente: «Il terzo polo può trasformare Reggio in una vera città universitaria Il nostro gruppo guarderà con attenzione ai laureati che usciranno dall’ateneo»
Il progetto di trasformazione dell’ex Seminario vescovile cittadino continua ad arricchirsi di nuovi sostenitori. Si è infatti unito al pool di istituzioni e imprese che ha preso a cuore il collegamento con l’Università di Modena e Reggio il gruppo industriale reggiano Interacciai. Una realtà imprenditoriale che da oltre mezzo secolo opera nel settore siderurgico, conta 16 filiali con depositi in Italia e 10 all’estero, specializzate nella distribuzione di acciai speciali. Dispone inoltre di quattro stabilimenti sul territorio italiano che lavorano gli acciai a freddo e a caldo. Interacciai è inoltre presente nei settori dell’agroalimentare, immobiliare e bancario e in totale conta oltre 500 dipendenti. La sottoscrizione è avvenuta, pochi giorni fa, alla presenza del vescovo Massimo Camisasca ed ora un nuovo pannello si affaccerà sulle cancellate esterne del Seminario. Qual è lo spirito che accompagna l’iniziativa lo spiega Fernando Spallanzani, guida del gruppo industriale: «Sostenere il progetto Unimore 2020 è un desiderio della nostra famiglia da sempre sensibile alla cultura e alle tematiche sociali. Il terzo polo universitario, a ridosso del centro, può rappresentare la svolta per la definitiva trasformazione in una città universitaria a pieno titolo. Siamo di fronte a una grande opportunità per Reggio. Quando si pensò alla trasformazione dell’ex Seminario le ambizioni di monsignor Camisasca potevano sembrare un disegno ideale straordinario ma difficilmente concretizzabile. Oggi sta diventando realtà. Il futuro dei nostri figli passa necessariamente dall’educazione e dalla conoscenza, temi che debbono essere sempre più di alto livello per consentire loro di affrontare le sfide future».
Spallanzani si sofferma sui numeri e sulle ricadute che potrà avere il nuovo polo accademico e osserva: «Tra docenti, ricercatori, personale tecnico e iscritti si può ragionevolmente presumere che attorno alla struttura graviteranno circa 2 mila persone. I 120 alloggi, le nuove aule per la didattica e l’auditorium capace di quasi 300 posti daranno a questa struttura il potenziale per diventare un riferimento fondamentale non solo per l’Università ma anche per le attività cittadine. Lo stesso centro storico, che sta rischiando di perdere la propria identità, troverà in questa iniziativa un nuovo stimolo per rinascere. Penso all’opportunità derivante dalla possibilità di ospitare alloggi per gli studenti nei palazzi cittadini. È l’occasione per Reggio di unire lavoro, idee, volontà di imprenditori, liberi professionisti, Curia, Università, amministrazione pubblica in un progetto comune che rilancerà Reggio Emilia. Un esempio analogo a quello avvenuto nel Centro Studi Grande Milano presieduto da Daniela Mainini». Spallanzani conclude: «Interacciai guarderà con attenzione ai laureati che usciranno dalla struttura reggiana. Il nostro gruppo necessità di professionalità in molti ambiti e saremo attenti alle discipline formative del nuovo polo. Implementare il numero di insegnamenti è importante per rispondere al meglio alle esigenze dei comparti industriali del territorio. Le Università devono essere in grado di far fronte alla crescente richiesta di istruzione scientifica e tecnica. Penso alle eccellenze del territorio dalla meccatronica alla motoristica, dall’agroalimentare al biomedicale». —
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